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educatori per bambini difficili

L’ educatore: una risorsa

 per i genitori e i figli


Nel corso del suo sviluppo ogni bambino  va incontro a momenti inevitabili di stress che riesce ad affrontare e a superare con il sostegno dei genitori.
Spesso, anche  i genitori più sensibili e attenti si scoprono assolutamente impotenti e, a loro volta
angosciati, di fronte a momenti di malessere o di crisi  di un bambino o di un adolescente;  questi adulti non ne  riconoscono i motivi scatenanti e non sanno individuarne i rimedi.
In alcune di queste situazioni, il sostegno di un educatore professionale può essere utile sia per ampliare le potenzialità del lavoro psicologico, sia per rendere il contesto di tanti bambini e genitori più vivibile e più ricco emotivamente e umanamente.


Chi è e che cosa fa l’educatore?


Baby sitter per bambini difficili ?

L’educatore è un professionista preparato a stabilire una relazione interpersonale con i bambini e i ragazzi che permette di entrare in comunicazione con loro. Il suo intervento è volto a valutare le potenzialità e le caratteristiche della personalità del bambino, per tentare d'individuare eventuali problemi o difficoltà che possono incidere nei suoi processi di socializzazione, di maturazione e di crescita emotiva.

Inizialmente l’educatore si mette in contatto con  genitori, per ascoltare le loro richieste e difficoltà,  come premessa indispensabile per un intervento capace di affrontare in modo costruttivo ed efficace i problemi del figlio o dei figli.

L’intervento educativo si può rendere necessario all’interno di un percorso di sostegno psicologico o di vera e propria psicoterapia, come momento di affiancamento e di verifica degli obbiettivi che lo psicologo o lo psicoterapeuta ha posto.

Un lavoro educativo può essere altresì utile quando non è necessaria una psicoterapia, ma è sufficiente che il bambino o il ragazzo si confronti con un adulto che lo aiuti a riconoscere i propri schemi comportamentali disfunzionali o modalità inadeguate di relazione con gli altri
L’educatore entra in relazione con il minore con atteggiamenti e comportamenti che mirano a proporre modelli positivi di comportamento e di apprendimento, che il bambino o il ragazzo potrà nel tempo interiorizzare.

Per certi aspetti si potrebbe anche dire che l'educatore può, in certi casi, essere considerato un BABY SITTER per bambini difficili. Bambini o adolescenti che presentano problemi importanti nel carattere, come bambini così detti " cattivi ", o troppo agitati, o iper attivi; adolescenti ribelli, aggressivi o al contrario depressi, adolescenti  senza amici o che non vogliono uscire di casa; o ancora bambini o ragazzi intelligenti che tuttavia non studiano e non hanno certo bisogno di ripetizioni ma di un adulti che diano loro la voglia e la forza di volontà di studiare. Per tutti questi bambini e adolescenti non è facile trovare la baby sitter giusta. Con i bambini problematici le baby sitter può sentirsi disperata, o arrabbiata, e la baby sitter può licenziarsi dopo poco tempo. Per quanto riguarda gli adolscenti invece è evidente che non possiamo certo proporre loro una baby sitter !!! Però cosa fare se un genitore si rende conto che il figlio da solo non ce la fa?


Tutti gli educatori di Synergia dispongono sia di una preparazione specifica che di adeguati strumenti di sostegno o di verifica e di supervisione fornita dall’équipe psicologica dell’Associazione. Per attivare il servizio con gli educatori i genitori devono prima avere un incontro con lo psicologo.


L'educatore professionale può

aiutare tutta la famiglia, anche i

genitori

Quando la sofferenza diventa quotidiana non si crede più al fatto che possiamo smettere di soffrire. Non tutti i guai potranno essere risolti ma sicuramente possiamo cambiare il modo in cui questi devastano le nostre vite. La felicità non è assenza  di dolore ma è la capacità di rielaborare e affrontare con speranza qualunque imprevisto e questo a volte richiede l’aiuto e il supporto di qualcuno che  ci ascolti, ci guidi e ci incoraggi senza mai alcun giudizio.


Racconto di un'esperienza come educatore "familiare", di Biagina Tinebra:

La mia esperienza, in qualità di educatore familiare, mi ha confermato quanto sia difficile e snervante svolgere al meglio il ruolo del genitore.

La bambina, oggi adolescente, era nata in una famiglia maltrattante e anaffettiva e la sua infanzia fu vissuta nel dolore  e nel malessere. Venne poi adottata all'età di tre anni da una coppia e da quel giorno le loro vite cambiarono irreversibilmente. L’inaspettato li colse impreparati e incapaci di gestire la figlia problematica, non rimase altro da fare che l’inevitabile separazione. La bambina, ormai diventata adolescente, fu accolta in una comunità di minori a cui venne affidata la sua crescita emotiva, affettiva e fisica alle cure degli educatori. Fece un lungo percorso che la portarono ad un miglioramento notevole, sia nelle relazioni con i suoi pari, con i genitori e a scuola.

Anche la coppia intraprese un cammino di crescita ed entrambi sembravano pronti ad accogliere la loro difficile figlia. Sia lei che i genitori avevano perciò ritrovato un loro equilibrio ma, il giorno in cui tornarono a vivere insieme, il loro lungo lavoro sembrò perso. La serenità conquistata durante la separazione andò in frantumi e la sofferenza tornò a insinuarsi all’interno della loro famiglia.

EPILOGO: una famiglia non è la somma delle sue parti ma, è una relazione che nasce, si sviluppa, cresce e cambia a seconda dei bisogni di ognuno. Non si può lavorare con i singoli componenti se poi non si tiene conto  delle dinamiche interne  che può sostenerli  o  anche  allontanarli l’uno dall’altro.

Perché vivere insieme era così difficile? Perché ognuno di loro aveva lavorato sui propri bisogni,  sulle proprie aspettative, senza tenere in conto dei bisogni e delle aspettative dell’altro. La relazione non è una via a senso unico ed è necessario che lo sguardo sia riposta anche sull’altro. Inoltre l’equilibrio di una famiglia, oltre ad essere delicato, è in continuo cambiamento e bisogna essere pronti ad accogliere e ad accettare le novità e gli imprevisti.


Cosa fa l'EDUCATORE FAMILIARE:

La mia figura professionale si colloca in questo luogo sconosciuto che è la relazione familiare. Incomincia a frequentare la loro casa, in presenza dei genitori e della figlia. In assenza totale di giudizio, li ascoltavo, li osservavo e mediavo così le loro tensioni o incomprensioni.

Ero una figura presente  a cui loro sapevano di fare affidamento per rielaborare i loro vissuti emotivi, le loro paure e i loro sconforti  nello stesso momento in cui le vivevano.
Insieme ci si confrontava sulle strategie educative più idonee al comportamento della figlia problematica. Si stabilivano regole  ben precise sia per i genitori che per la figlia. Le cose di cui si parlava erano tutte prese dalla loro vita quotidiana, gli esempi erano di vita vissuta e la famiglia iniziò a fidarsi di me. Ci eravamo dati anche un tempo di lavoro, perché è importante sapere che ad un certo punto è necessario prendere una decisione chiara e definita, qualunque essa sia.

È così fu.

Il loro dolore per l’insuccesso nella gestione della figlia venne accolto, accettato e gestito attraverso un ascolto emotivo ed empatico. Questo gli permise di prendere la decisione più giusta per l’intera famiglia. La ragazza tornò in comunità , luogo per lei più adattato e i genitori ritrovarono un loro equilibrio, senza sensi di colpa e senza rimorsi. Sapevano di aver fatto il possibile e  con serenità si sono arresi all’inevitabilità  di alcune scelte che vanno comunque prese e rispettate.
Anche di fronte a un fallimento.



Che cosa si può fare per un bambino cattivo ?

Quando un bambino insulta, urla, minaccia ( violenza verbale) oppure quando tira calci, morde con cattiveria, lancia oggetti ( violenza fisica) cerca in realtà di comunicare all’adulto un suo chiaro malessere. La rabbia è sempre un campanello d’allarme  che segnala un disturbo. Non deve quindi essere repressa, incriminata ma certo neanche incoraggiata. I genitori non devono ignorare i sintomi della rabbia ma devono imparare  a gestirla e ad aiutare il figlio ha esprime diversamente i suoi bisogni.

Cosa vuol dire gestire la rabbia?

Vuol dire accettarla e capire cosa sta capitando al figlio in quel preciso momento e quale è il suo reale bisogno che non è stato ascoltato e soddisfatto. Quando si parla di bisogni non si intende il capriccio di una sera ( guardare i cartoni animati., giocare ai videogiochi, non fare i compiti) ma al bisogno esistenziale del bambino. Il suo bisogno di essere amato, riconosciuto e stimato per quello che è.
Lo stimolo che scatena la rabbia del bambino è in realtà un pretesto per comunicare un disagio, non è certamente la reale  causa della rabbia. I genitori hanno il dovere di aiutare il figlio ma a loro volta dovranno fare i conti  con la propria gestione della rabbia. A questo punto sarà fondamentale avere un sostegno esterno che possa indicare le strategie migliore per poter lavorare sulla rabbia in modo costruttivo.


Cosa si può fare per un figlio che non vuole studiare ?

Innanzi tutto bisogna ascoltarlo ma bisogna farlo con empatia, bisogna mettersi “nelle sua scarpe” e capire perché per lui è così difficile andare a scuola e studiare. Bisogna fargli capire che comunque è amato e accolto nonostante la sua difficoltà con la scuola e che il rimprovero dei genitori dipende da un loro bisogno frustrato. Gli adulti hanno bisogno che il figlio vada a scuola  per sapere che è al sicuro mentre loro lavorano e che hanno bisogno di sapere che a scuola si comporti bene perché è dei genitori l’aspirazione di avere un figlio che dimostri i valori che sono stati insegnati a casa.

Il fanciullo non è autonomo nel progettare e nel proiettarsi nel futuro. Non ha ancora sviluppato (nell’età infantile) la capacità di organizzare il presente in prospettiva del suo avvenire. Il bambino vive unicamente nel presente e ha bisogno di sapere che certe cose vanno fatte perché sono i genitori a volerlo.

Imparerà ad amare  lo studio e  la cultura nel tempo ma finché sono piccoli dovranno imparare a fare i compiti e ad andare a scuola perché sono i genitori a chiederglielo, perché sono gli adulti ad avere bisogno di conferme attraverso l’uso del voto e del giudizio.
I genitori dovranno comunque capire se il figlio ha problemi a concentrarsi e a studiare ( dislessia, problemi di vista, malessere fisico o psichico, ecc) e poi bisogna sempre confrontarsi con le insegnanti e trascorrere più tempo con lui per parlare, giocare e studiare con lui.

Bisogna fargli capire che studiare può essere divertente  e dimostrargli in primis che anche gli adulti provano stupore  nel leggere e scoprire cose nuove. La meraviglia deve essere presente mentre si studia. Condividere con lui anche la frustrazione di fare qualcosa che a volte non ci piace ma che comunque bisogna farlo ugualmente bene.

Niente premi e niente punizioni ma solo ascolto, condivisione e serenità.


di Biagina Tinebra, educatore professionale, Synergia Centro Trauma








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