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FAQ - Domande e Risposte
Violenza contro donne e bambini / i sex offenders: stupratori e pedofili

Il pedofilo

Che tipo di persona è un adulto che abusa sessualmente di un bambino?

Non è certo semplice dare una risposta a questa domanda. Possiamo comunque sfatare i luoghi comuni che vedono il pedofilo o il padre che commette incesto sulla figlia come degli orchi cattivi, violenti, alcolizzati, vecchi, magari immigrati o comunque appartenenti a classi sociali basse sia economicamente che culturalmente. Nulla di più falso. Il pedofilo può appartenere a tutte le classi sociali; può quindi davvero esistere l'orco cattivo, ma può essere anche il manager quarantenne in carriera che abita nell'appartamento accanto al nostro.

Volendo dare qualche informazione clinica sul pedofilo possiamo dire che secondo Freud il pedofilo vede il bambino come un'immagine a specchio di se stesso bambino. E' come se il pedofilo facesse una scelta oggettuale narcisistica; egli sceglie come oggetto  qualcuno che riflette se stesso come le sue caratteristiche da bambino. Nei primi studi di psicologia il pedofilo fu considerato un impotente dal carattere debole. Si suppone che il pedofilo non si senta all'altezza di competere con altre persone del suo stesso sesso, nel corteggiare un partner e perciò ripiega le sue attenzioni e preferenze ai bambini perchè oppongono minori resistenze e, in caso di rifiuto, provano meno ansia da frustrazione e meno angoscia di castrazione. Il pedofilo ci tiene ad essere stimato dai bambini perché questo sostiene la propria bassa autostima.



Bambino abusato, adulto abusante?

Le ricerche sull'infanzia dei pedofili non sono molto numerose e si basano prevalentemente  su questionari che sono stati sottoposti loro dai ricercatori. Uno di questi ricercatori (Wenet, 1987) scrisse che dopo aver condotto una ricerca sui pedofili in carcere si era reso conto che un uomo per poter ammettere di aver avuto abusi sessuali nella propria infanzia aveva bisogno di almeno sei mesi di colloqui con lui. Proprio per questo il numero di esperienze traumatiche infantili riferite dai pedofili non può che essere di molto inferiore alla realtà come si è verificato infatti nella ricerca di Wenet dove, dove in un primo tempo il 54% degli intervistati ha riferito di aver subito abusi sessuali nell'infanzia ma poi, con l'approfondimento dei colloqui, il numero di persone che ricordava abusi sessuali subiti nell'infanzia era molto aumentato. Un'altra ricerca (Wolfe, 1987) riferisce che il 70% dei pedofili omosessuali da lui intervistati ha avuto nella propria infanzia esperienze sessuali anche se non sempre venivano riferiti come abusi ma come semplici esperienze sessuali avuti da bambini con degli adulti. Altre ricerche forniscono dati discordati, indicando una percentuale intorno al 30/40% la percentuale dei pedofili in carcere che riferiscono di aggressioni sessuali infantili.


L'abusante può essere un soggetto perverso, mosso da motivazione inconscia  ostile e sadica nei confronti del minore che abusa: Stoller sostiene che l'ostilità prende la forma di una fantasia di vendetta che permette di convertire il trauma dell'infanzia nel trionfo dell'adulto. La pedofilia può avere la sua origine nella rimozione di traumi sessuali infantili, ma anche solo della sofferenza legata ad esperienze di maltrattamento non necessariamente sessuali. Come ormai documentato da numerosi autori (fra tutti consigliami di approfondire Miller e De Zulueta), ogni comportamento distruttivo ha comunque le sue radici in esperienze traumatiche infantili anche se è importante ricordare che il trauma non è necessariamente un fatto episodico, come per esempio una violenza macroscopica commessa sul bambino, ma può nascere da un insieme di atteggiamenti sottili ed insidiosi che agiscono sul soggetto per un certo periodo di tempo. Il trauma è nel campo della relazione, l'espressione di un grave disturbo della comunicazione fra adulto e bambino. [pagebreak]

Nell'atto perverso il passato viene cancellato: l'abuso sessuale  rappresenta un tentativo per controllare l'angoscia, utilizzando la sessualità per contrastare la carente coesione del sé. Altri soggetti abusanti non sono perversi strutturalmente, ma sono soggetti fortemente carenziati che possono cercare nell'abuso un sollievo ad una situazione stressante o a un momento di crollo psichico, legato ad esempio ad una separazione. L'abusante può cercare di costruire una intimità sostitutiva di una vicinanza affettiva non vissuta nell'infanzia. Il pedofilo può essere un soggetto prepotente, ma può anche essere una persona molto debole, dipendente dalla moglie, che pensa di non poter reggere senza di lei, oppure può essere una persona che teme un rapporto con una donna adulta e che sente più rassicurante rivolgersi ad una bambina. Di solito il pedofilo cerca di togliere alla vittima la possibilità di difendersi, di tagliarle la strada rispetto alla possibilità della protezione, di chiuderla in una gabbia di segreto e di ricatto. L'emozione del pedofilo è autocentrata, non riesce ad accedere ai sentimenti della vittima, cioè non percepisce il bambino come un soggetto, dotato di pensieri e di emozioni sue, ma come un oggetto.

E' raro incontrare abusanti che confessano l'abuso; solitamente l'abusante nega come meccanismo difensivo per non sentire dentro di sé queste valenze distruttive.

Il meccanismo della negazione è più riscontrabile nei casi di abuso sessuale; a proposito di esso, Barret e Trapper sostengono che "un bambino comincia a negare poiché non può credere che un genitore del cui amore ha  bisogno più di ogni altra cosa sia fonte di così tanto dolore. Un coniuge non può credere che la moglie/il marito possa compiere certe azioni sul proprio bambino. Queste persone temono di perdere non solo la sicurezza emotiva ma spesso anche la tranquillità economica.

E l'abusante, che può aver subito abusi da bambino, non riesce a conciliare il desiderio di essere un buon genitore con il danno che sta facendo al bambino. La negazione permette all'abusante di continuare ad abusare, e nel contempo di continuare a condurre una vita "normale". La negazione sembra essere una terribile necessità per la famiglia che crede che il riconoscimento dell'abuso potrebbe distruggere tutto".  Questo meccanismo, che può sussistere anche nelle altre forme di maltrattamento, si può scomporre in quattro fasi:



Quattro forme della negazione:


- Negazione dei fatti ( non è vero, non è successo niente)

- Negazione della consapevolezza ( l'abusante può dire: l'ho fatto perché ero ubriaco,  il genitore non abusante può dire: quando succedeva, io non ero in casa)

- Negazione della responsabilità ( se qualcosa è accaduto, era perché la bambina  era seduttiva, era lei a prendere l'iniziativa, oppure era ribelle, disubbidiente)

- Negazione dell'impatto (l'abuso è avvenuto, noi lo sapevamo, ma  il minore non è stato danneggiato, non c'è alcuna conseguenza)
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