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curare i bambini traumatizzati con terapia EMDR


abusi_minori_2.jpgCurare i bambini traumatizzati con l'Emdr


Bambini che soffrono sul piano emotivo, che hanno comportamenti patologici e inspiegabili, che si ammalano continuamente possono aver vissuto una o più esperienze traumatiche come un incidente, un evento catastrofico o spaventoso (incendio, terremoto, alluvione), o essere stati vittime di bullismo, di aggressione, di abuso fisico o sessuale.

La mente non riesce il più delle volte a registrare in modo chiaro e corretto tali eventi, che continuano a generare disagio e malessere emotivo in chi li ha vissuti.

Mentre nelle normali esperienze di vita il cervello registra i fatti avvenuti, i pensieri e  le esperienze emotive correlate, e quindi fornisce un significato a ciò che si è vissuto, questo meccanismo naturale di inceppa quando si vive una esperienza traumatica. La paura intensa, il senso di pericolo e di impotenza ad affrontarlo generano nella mente uno stato di allarme che impediscono la trasformazione dell'evento traumatico in ricordo: la persona rimane in qualche modo "legata" al trauma, come se in parte continuasse a vivere nel passato terrorizzante.

Il bambino continua, durante la sua vita, a rivivere questi momenti traumatici, le immagini, i suoni, gli odori, le sensazioni negative e ne è turbato con la stessa intensità di quando i fatti sono avvenuti.

E' noto che i traumi nel bambino e nell'adolescente sono un fattore negativo nello sviluppo psicosociale e nella loro qualità della vita.  Esiste un'altissima possibilità che i bambini esposti  a stress estremi come quelli di catastrofi naturali o incidenti violenti sviluppino la sintomatologia propria del trauma (disturbi del sonno, sentimento di colpa, regressione, paura, provocazione di reazioni non funzionali dei genitori, ecc.) e hanno difficoltà a riprendersi, a meno che ci sia un'assistenza specialistica. 


E' consigliabile trattare i bambini traumatizzati nello stadio iniziale, quando i sintomi sono molto forti e non hanno ancora inciso  sulla personalità.

Le ricerche condotte con questa popolazione hanno dimostrato che l'EMDR è rapido ed efficace. Negli USA l'EMDR è applicato in modo molto diffuso dagli psicologi dell'età evolutiva e non solo hanno riportato buoni risultati ma anche effetti negativi minimi. Ciò nonostante, l'applicazione con i bambini deve essere fatta nello stesso modo di qualsiasi altra terapia, cioè con buon giudizio clinico e tenendo presente tutti gli altri fattori come le condizioni di vita del bambino, la pressione familiare, il contesto scolastico, la motivazione del bambino, ecc.  Quindi alcuni aspetti dell'utilizzo dell'EMDR con i bambini sono tipici di qualsiasi terapia con questa popolazione e cioè:

il bisogno della collaborazione e del supporto dei genitori,
il problema di motivare il bambino che non ha richiesto in prima persona la psicoterapia
e la tendenza a perdere l'interesse a parlare di certe questioni, a non mantenere l'attenzione focalizzata su un argomento, ecc.

Ci sono delle innovazioni legate all'EMDR nella gestione di queste difficoltà e molti terapeuti integrano in modo creativo l EMDR con altre modalità che usano normalmente.  Infatti, il lavoro con i bambini è più concreto e basato sulle immagini e meno focalizzato sugli aspetti cognitivi, emotivi o sulle sensazioni. In generale si introducono degli elementi di gioco e il terapeuta deve applicare la procedura in modo flessibile e utilizzando tutta la sua competenza clinica e le sue risorse professionali.

L'EMDR offre un valido aiuto nella psicoterapia non solo per aiutare il bambino a calmarsi e a regolare meglio la sua emotività, quindi per ridurre la sua sofferenza attuale, ma anche per  ridurne l'impatto e le conseguenze nella strutturazione delle sua identità.


Non attendere tempo prima di consultare uno psicologo se un bambino ha sibito un trauma


Gli eventi traumatici danneggiano la mente.

La ricerca scientifica ha riconosciuto che gli eventi traumatici producono cambiamenti profondi e duraturi nello stato diallarme psicologico, nelle emozioni, nello stato cognitivo, nellamemoria ed anche nel cervello.

A seguito di un avvenimento traumatico vi è la probabilità che il bambino sviluppi un Disturbo post traumatico da stress, disturbo caratterizzato da ricordi ricorrenti ed intrusivi, sogni sgradevoli o spaventosi  o ripetitivi durante i quali si ripete l'evento, tremore, batticuore, grandeagitazione. ad insonnia, difficoltà ad addormentarsi o a mantenereil sonno, incubi.

Chi è vittima di tale disturbo può avere anche:
ipervigilanza, esagerate risposte di allarme,irritabilità o scoppi di ira o difficoltà a concentrarsi suicompiti, "anestesia emozionale" , apatia o riduzione dell'interesse o della partecipazione ad attività precedentementepiacevoli o incapacità di provare emozioni o interesse nei confrontidegli altri.

Non tutti i bambini reagiscono allo stesso modo ai trauma

Ci sono bambini traumatizzati che non sviluppano il disturbo post traumatico da stress ma altri disturbi.
Vi sono bambini che hanno subito un trauma che a occhi esterni può apparire di piccola entità e che sviluppano un grave Disturbo post traumatico da stress, altri che hanno subito un evento traumaticograve e che hanno una risposta di minore gravità.

Il trauma danneggia il cervello

Un periodo continuativo di esperienze traumatiche può ritardare lo sviluppo di alcune aree del cervello e la personalità del minore, le sue capacità cognitive e sociali possono venir compromesse.

Lo scopo della psicoterapia Emdr è quello di rimuovere questi problemi e di favorire la ripresa del normale sviluppo.

 

  • Il lavoro dello psicoterapeuta

Nella presa in carico dei bambini che hanno subito esperienze traumatiche la psicodiagnosi assume una rilevanza particolare sia per validare l'origine traumatica della situazione sia per potere correttamente impostare la terapia.

Lo psicoterapeuta che incontra un bambino che presenta sintomi post traumatici, individua per prima cosa quale genere di trauma è stato vissuto. Vi sono bambini che nella loro famiglia sono stati esposti a forme croniche di violenza e sono stati allontanati (affidati ad altra famiglia o inseriti in Comunità).

Bambini che nell'attualità sono esposti a traumi continuativi (subiscono gravi maltrattamenti, abusi fisici e sessuali, assistono quotidianamente alla violenza).

Bambini che sono stati esposti a unevento traumatico specifico ( lutto, catastrofe, incidente,terremoto); soggetti che sono colpiti, ma la cui personalitàantecedente all'evento era già sufficientemente coesa.

Non c'è una psicoterapia standard che va bene per tutti, ogni situazione richiede un lavoro differente.
Un bambino che ha vissuto un'unica esperienza traumaticadi solito  ha bisogno di una psicoterapia più breve di un bambino esposto a un lungo periodo di minacce di aggressioni o di abusi sessuali.


Il trauma disorganizza la mente

Dato che il trauma disorganizza la mente, il terapeuta individua le funzioni che il trauma ha danneggiato; per far questo ha bisogno di raccogliere informazioni dai genitori sullo sviluppo del bambino, sulla sua storia, sulcontesto nel quale vive.

Terminata la psicodiagnosi, il terapeuta discute e concorda con i genitori il lavoro che verrà svolto, la scansione degli incontri e chiede ai genitori di offrire al bambino un sostegno emotivo, oltre che di osservarne il comportamento quando è a casa, di prender nota dei cambiamenti del comportamento.

Durante lo svolgimento della psicoterapia il terapeuta propone momenti di incontro con i genitori, allo scopo di riflettere insieme sul lavoro e di valutarne gli effetti.

 

  • Per quali motivi l'Emdr funziona in questi casi 
Sovente, di fronte ad una esperienza traumatica, siamo portati a pensare che è meglio" metterci una pietra sopra", vivere sforzandosi di dimenticarla.

Far ricordare i traumi  fa bene....
Attualmente, grazie alle ricerche sul funzionamento della mente, gli psicologi che lavorano a stretto contatto con soggetti che hanno vissuto esperienze traumatiche, si vanno orientando nella direzione del far ricordare. Oggi si sostiene quindi che il racconto di esperienze traumatiche del passato, quali l'aver subito violenza, ha un effetto positivo sulla salute non solo psicologica ma anche fisica dell'individuo, nei marker ematici, nella aumentata capacità dell'organismo di resistere alle malattie, nell'aumento delle funzioni immunitarie.
L'EMDR offre un valido aiuto nella psicoterapia per " ricordare" non solo per aiutare il bambino a calmarsi e a regolare meglio la sua emotività, quindi per ridurre la sua sofferenza attuale, ma anche per ridurne l'impatto e le conseguenze nella strutturazione delle sua identità.
Dobbiamo aver presente che le esperienze traumatiche suscitano sempre convinzioni comuni nella vittima che continua a chiedersi "perchè" (perchè doveva succedere, perchè è successo a me?) o a ripetersi che "non è giusto"o che "è successo per colpa mia" entra in un loop, in un circolo di pensieri disfunzionali che non le permettono l'elaborazione, ma al contrario generano emozioni di colpa, rabbia,impotenza, dolore, confusione.
L'Emdr, attraverso la stimolazione bilaterale, fatta dallo psico terapeuta, permette al bambino di ripercorrere l'esperienza traumatica, di rivivere le emozioni provate e di abbandonare questi pensieri negativi disfunzionali per poter dare un significato all'esperienza all'interno del propriomondo emotivo e cognitivo.
 



bambini_autoBambini coinvolti in incidenti stradali e trauma

I ricercatori dell'University of Pennsylvania e del Children's Hospital di Filadelfia hanno effettuato delle interviste telefoniche a genitori e bambini (dai 5 ai 15 anni) coinvolti recentemente in incidenti stradali. Sono stati analizzati i dati di 1483 bambini coinvolti in 1091 incidenti stradali.Sintomi significativi di disturbo acuto da stress sono stati riportati dall'1,6 per cento dei bambini coinvolti e dal 4,7 dei genitori.
Nei bambini i sintomi sono risultati indipendentemente associati alla presenza di ferite riportate nell'incidente e a eventuali cure mediche riportate. Nei genitori i sintomi sono risultati indipendentemente associati alla presenza di bambini feriti o costretti a ricorrere a cure mediche. La maggior incidenza dei sintomi tra gli adulti si spiega con il carico emotivo associato alle preoccupazioni per un figlio ferito, alle ripercussioni economiche dell'incidente e alle eventuali responsabilità nella dinamica dell'incidente.

A cura de " Il Pensiero Scientifico Editore " Fonte: Winston FK, Baxt C, Kassam-Adams NL et al. Acute Traumatic Stress Symptoms in Child Occupants and Their Parent Drivers After Crash Involvement. Arch Pediatr Adolesc Med 2005; 159: 1074-79. 
 http://archpedi.ama-assn.org/  David Frati






terremotoIl trattamento con EMDR di bambini sopravvissuti al terremoto del  Molise nel 2002 

di Cristina Roccia

     Voglio qui a seguito presentare un'esperienza di terapia con l'EMDR svolta in Molise un mese dopo il terremoto che ha ucciso 27 bambini (in prevalenza di sei anni) a seguito del crollo di una scuola nel novembre 2002. Questa descrizione vuole essere semplicemente un piccolo esempio di come può essere efficace questa tecnica in casi di traumi singoli su soggetti (in questo caso bambini) che hanno una buona coesione del Sé ed un attaccamento sicuro pre-traumatico.  L'intervento si è svolto nell'arco di tre giorni con  la partecipazione di undici psicoterapeuti dell'Associazione EMDR Italia specializzati nella cura di bambini che hanno subito uno stress traumatico. Abbiamo operato all'interno di una scuola inaugurata da poco, in situazioni di fortuna (ovviamente la scuola in una tendopoli non disponeva di undici salette ed abbiamo dovuto utilizzare persino la palestra per svolgere le nostre sedute). Ogni terapeuta ha svolto una breve anamnesi con i genitori dei bambini da trattare e poi sono state svolte due o re sedute di circa un'ora ciascuna con ogni bambino. In tutto sono stati trattati sedici in tre giorni e tre adulti. Molti bambini avevano perso amici, parenti o fratelli nel crollo della scuola, tutti erano rimasti intrappolati per ore sotto le macerie in attesa dei soccorsi, fra cadaveri e feriti; la maggior parte dei pazienti trattati aveva una diagnosi di PTSD formulata nel primo colloquio iniziale anche con l'ausilio di un questionario dell'Istituto Superiore della Sanità, Protezione Civile Regione Molise.

L'obiettivo del lavoro non è stato ovviamente quello di fare una terapia al bambino per problemi precedenti il trauma, problemi che non possono certamente essere trattati in tre sedute, ma solo di aiutarli a ridurre i sintomi di PTSD (o prevenire un PTSD) ed elaborare il lutto per la morte di amici e fratelli. I bambini con  problematiche pre-traumatiche di particolare gravità non sono stati trattati, ma è stato fatto con loro quello che viene definito come "installazione di risorse". Tre sedute non sarebbero state sufficienti per lavorare con pazienti così problematici, ma con un maggior numero di sedute anche in questi casi l'EMDR avrebbe potuto essere efficace.

   

 Lucia

     Lucia è  una bambina di nove anni; si trovava in classe durante il terremoto e mentre disegnava ha visto muoversi i muri, le sedie spostarsi ed il soffitto crollarle in testa. Mi sono nascosta sotto il banco come mi ha detto la maestra e tutto mi è crollato addosso. Ero ferita, avevo male da tutte le parti e la mia faccia era schiacciata fra due pezzi di muro così non potevo muovermi. Sono stata molto molto tempo sotto le macerie. Prima sentivo i miei compagni lamentarsi, piangere, chiedere aiuto. Poi il silenzio... mi sono addormentata. Quando mi sono svegliata ho sentito tutti i miei compagni che urlavano da sotto le macerie che io ero morta. Io ero viva ma non riuscivo a farmi sentire perché la voce non mi usciva dalla gola, e poi ero debole e non riuscivo a gridare. Il momento più brutto è stato quando io ero là sotto e ho visto arrivare i soccorsi. Delle mani dei Vigili del fuoco prendevano i miei compagni, ma io non riuscivo a gridare: "Hei ci sono anch'io!. Sta a vedere che pensano che sono morta e mi lasciano qui", ho pensato, ma non riuscivo a far niente per farmi sentire.

     Lucia ha una diagnosi di PTSD acuto: incubi, insonnia, flashbacks, mal di testa, mal di pancia, terrore immotivato per tutti i più piccoli rumori, uno stato di iper arausal cronico dal giorno del terremoto. Per quanto riguarda i comportamenti di evitamento per esempio  passa tutti i primi trenta minuti della seduta a parlarmi della sua paura che anche la nuova scuola possa crollare: vuole fare la seduta vicino alle porte di sicurezza e continuamente ne verifica l'efficienza (ma tanto anche queste porte sono inutili perché se crolla il tetto le porte si bloccano), sobbalza quando qualcuno fa il più piccolo rumore fuori dalla stanza e parla senza mai fermarsi del suo terrore che la terra possa tremare di nuovo. Da quel momento Lucia dice di non sentirsi più al sicuro in nessun posto al mondo, e non vuole più tornare in una casa in muratura ma vivere per sempre in una tenda (così se cade non mi ferisce). Il primo intervento con l'EMDR è quello di trovare un posto sicuro ed "installarlo" in modo che diventi una risorsa per il paziente ogni volta verrà colto dall'ansia. Non esistendo posto al mondo definibile come sicuro per la mia piccola paziente, utilizziamo il mondo della fantasia. E' il terapeuta a suggerire un posto sicuro perché Lucia non ne trovava nessuno: una tenda? Una casetta di palloncini? Una casetta di dolci? Una casetta tutta di dolci è il posto più sicuro al mondo, dice  Lucia, perché io non ho paura che crolli, anzi, non vedo l'ora così mi mangio un sacco di cioccolata, biscotti e caramelle. La casetta è in mezzo a un campo così nessuna casa ci cade addosso quando viene il terremoto. Disegnamo la casetta su  un foglio e poi appiccichiamo il disegno sul diario scolastico di Lucia in modo che possa sempre essere a portata di mano. Installiamo la casetta con i movimenti oculari e Lucia "si lecca i baffi" con aria beata mentre pensa alla casetta. Le insegno anche il butterfly Hug 1 in modo che possa ritornare da sola nel posto sicuro quando io non ci sarò più (cosa che Lucia farà la notte dopo, durante l'ennesima piccola scossa di terremoto dicendomi di averne tratto grande giovamento).

        Terminata questa prima fase lavoriamo sull'immagine più disturbante che Lucia ha del terremoto che risulta essere quelle di lei che viene scambiata per morta. Attraverso diversi set di movimenti oculari accade in Lucia qualcosa che non mi comunica ma che ha effetti incredibilmente positivi su di lei. Che strano, mi sento tranquilla... e ancora ... mi sembra di essere nella casetta ... ed altri interventi di questo genere danno l'idea al terapeuta che qualcosa di importante sta accadendo senza che la bambina debba metterlo in parola. Al termine della seduta (durata 75 minuti) Lucia spontaneamente si reca verso l'uscita di sicurezza e dice con aria soddisfatta: Che strano. Chissà perché prima pensavo che non si aprissero bene queste porte. Funzionano benissimo. Domani torni?

       La sera stessa il telegiornale comunica che anche l'ultimo bambino ferito nel terremoto, Luca, è morto in ospedale. C'è un riacutizzarsi del dolore collettivo, ed anche Lucia piange molto a casa: era un suo amico del cuore e ha voluto rivedere tutte le foto in cui lei era ritratta insieme al suo amichetto. Sai, dove guardavo guardavo vedevo solo morti sotto le macerie. Ero circondata dai miei amici morti, con le teste schiacciate, il sangue che colava. Tutti morti. Luca però mi parlava, lui era vivo. Mi diceva: "salvami tu Lucia, aiutami, tu puoi farlo, fai qualcosa, dammi l'acqua, tirami fuori di qui". Ma io non mi potevo muovere. Poi arrivano i soccorsi e quando mi tirano fuori Luca mi urla "stronza, tu te ne vai e mi lasci qui. Aiutami, non andare via! Io appena sono uscita l'ho detto che Luca era là sotto, non è colpa mia se è morto, io l'ho detto. Ma non volevo salire sull'ambulanza perché volevo vedere se lo tiravano fuori. La mia mamma mi ha abbracciata ma io pensavo a Luca che mi diceva che era colpa mia se non lo salvavo.

    Lavoriamo con l'EMDR sull'immagine più disturbante di quel momento così drammatico ed emerge un racconto sconvolgente: Io ero là e vedo un Vigile del fuoco che mette la mano vicino a me. Penso: "sono salva", ma lei invece di salvarmi mi dice: "bambina, spostati che devo fotografare i morti". Io non capivo, pensavo fosse impazzita che invece di salvarmi mi voleva ammazzare perché se mi spostavo mi cadeva tutto in testa. Solo dopo ho capito che era una giornalista travestita da pompiere. E' colpa dei giornalisti se tanti bambini sono morti perché hanno rallentato i soccorsi. Io li odio i giornalisti. Anche quando sono uscita vedevo la sua faccia da tutte le parti, anche dove non c'era, ero perseguitata dalla sua faccia.  La bambina, attraverso un set di movimenti oculari, compie un percorso in cui passa dalle scene di morte a quelle in cui si vede viva e alla fine fra le braccia della sua mamma all'ospedale, nella scuola nuova. Sono felice di vivere perché vivere è bello dirà al termine della seduta. Riprendendo nuovamente l'immagine disturbante appare evidente che c'è ancora una forte rabbia che disturba la mente di Lucia. Lavoriamo con l'EMDR su questa rabbia ed alla fine, attraverso una serie di fantasie di vendetta tipicamente infantili (la giornalista mi viene voglia di metterla nel water e di buttarla nel cestino dell'immondizia) Lucia termina i movimenti oculari dicendo che si sente serena e che ormai non è più così arrabbiata con la giornalista perché tanto si trova nell'immondizia e lei invece è nella scuola nuova. Ritornando all'immagine iniziale emerge nuovamente il dolore per la morte del suo amico Luca: rivede l'immagine della bara vista in televisione. Occorre fare un lavoro sull'elaborazione del lutto con l'EMDR e attraverso una serie di movimenti oculari Lucia riesce a dirsi che Luca è morto e lei non può farci niente, che non è colpa sua se è morto e riesce anche a ricordare una serie di momenti belli trascorsi con lui.

     Lucia tornerà il giorno successivo per la chiusura del lavoro terapeutico. Ha un album di fotografie in mano e me le vuole far vedere: vedi, questo è vivo e questo è morto, questo è vivo e questo è morto. Questa è la  foto della mia festa di compleanno e metà dei bambini nella foto sono morti. Alla richiesta di sapere perché mi mostrasse quelle foto così dolorose Lucia mi risponde che le hanno salvate da sotto le macerie della sua casa lei e la mamma, sono importanti, e poi è bello pensare di essere vivi. Vedi, adesso anche se mi dispiace per i miei compagni morti riesco a sorridere pensando di essere viva. Torni domani?



Lara

     Lara ha sette anni e si trovava nella classe dove il terremoto ha ucciso tutti i bambini  tranne lei ed un'altra bambina. Dall'intervista clinica iniziale e dall'anamnesi con i genitori emerge una diagnosi di PTSD; insonnia, incubi, stato di ansia generalizzato, mal di testa. Lara è ipercontrollata nell'eloquio, nella postura, nell'esternazione delle emozioni: sembra un pulcino spaventato da tutto che teme anche solo di parlare. Sussurra infatti al posto di parlare. Tutta la prima seduta viene impegnata a installare il posto sicuro. Lara non riesce neppure con la fantasia a sentirsi al sicuro da qualche parte. Tutto il mondo è in pericolo, la fantasia è bloccata, l'espressione grafica anche. Con molta fatica arriviamo a concordare che un posto sicuro potrebbe essere una casa di palloncini sospesa a mezz'aria legata al cielo con una corda a cui la bambina si può tenere. Nella casa c'è anche la sua mamma. Lara però non riesce mai a rilassarsi ed anche nei movimenti oculari in cui si cerca di farla sentire al sicuro le viene il mal di testa. Il terapeuta le dice che ci sono troppi pensieri nella sua testa. Lara concorda e disegna delle nuvole nere, sempre più nere, il tratto pesante e marcato. Sono tutte le nuvole che stanno nella mia testa, per questo mi viene il mal di testa. Facciamo così insieme un lavoro, sempre con i movimenti oculari, in cui cerchiamo di immaginare tutte le nuvole nere che escono dalla sua testa: dalle orecchie, dai buchi del naso. Un debole sorriso appare sulle labbra di Lara. Domani lavoriamo sulle nuvole nere.
 
   La nuvola più nera di tutte è l'immagine della faccia di Veronica, la sua amica del cuore, schiacciata sotto le macerie, piena di sangue. Veronica piange, si lamenta, le chiede aiuto. Aveva il viso incastrato fra due pezzi di muro e non poteva girare la faccia, voleva sempre che le parlassi e se stavo zitta urlava: "parla, non lasciarmi sola. Aiuto, Lara è morta!" ma io non ero morta, ero solo stanca, volevo dormire, non vedere più niente, e sentivo sempre la sua voce. Ero convinta che stavo per morire. Lavoriamo con i tamburellamenti (un altro tipo di movimenti ritmici destra - sinistra che si effettuano sulle mani del paziente con gli occhi chiusi) su questa immagine e Lara vede dei volti tutti ricoperti di maschere arancioni. Dopo qualche tempo comprende che sono i volti dei suoi amici morti che la rimproverano di essere ancora viva mentre loro sono tutti morti. Io dovevo morire, era meglio se morivo.

Lavoriamo sul senso di colpa per essere sopravvissuta e Lara fa una serie di associazioni molte delle quali comunicate solo attraverso la mimica facciale. La bambina ha paura di parlare. Durante un set di tamburellamenti Lara di colpo esclama: non è colpa mia se sono viva! Dopo questa esclamazione la bambina cambia argomento, vuole smettere l'EMDR per disegnare. Io sono un'artista sai, ti faccio vedere come disegno bene. Tutti me lo hanno sempre detto che diventerò una pittrice. Lara disegna veramente bene; due bellissime farfalle colorate troneggiano sul foglio bianco. Interpreto questi movimenti della mia piccola paziente come una resistenza alla terapia, una voglia di fermare il processo di elaborazione troppo doloroso. Per fortuna ho avuto il buon senso di tacere perché solo al termine della seduta capirò fino in fondo il significato di quelle due farfalle. La bambina vuole uscire ed andare in altalena. E' così tanto insistente che non riescono ad impedirglielo e con qualche riluttanza acconsento. Lara fa un gesto molto buffo quanto profondo: con un grande soffio butta le nuvole nere nel bidone dell'immondizia (non dimentichiamo che ci trovavamo in uno sgabuzzino!). Le lascio qui. Sono solo immondizia. Io adesso vado a divertirmi! Lara ride in altalena, sembra un'altra bambina rispetto a quella che avevo conosciuto, vuole che la spinga in alto fino al cielo e quando sta andando velocissima esclama gridando: Io adesso rido e mi diverto, così quando morirò almeno me la sarò goduta questa vita! Voglio ridere perché vivere è bello!

Lara torna in classe: Maestra, questa terapia ha funzionato benissimo, adesso vado persino in altalena!. L'EMDR ha ridato a Lara la voglia di vivere in due sedute. E' molto probabile che adesso ci siano le condizioni per evitare che la bambina sviluppi  un PTSD in futuro.  













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