HomeChi siamoDove siamoPrendere Appuntamento
Aree Tematiche
FAQ - Domande e Risposte
Violenza contro donne e bambini / Violenza conto bambini e adolescenti

storie di adulti maltrattanti

Storie di adulti maltrattanti- abusi psicologici sui bambini


La madre di Lucia

smette di lavorare alla nascita della bambina, per dedicarsi completamente alla figlia, avvertendo però internamente un forte senso di rinuncia alla sua attività professionale e di rabbia verso il marito, più libero di lei. Questi sentimenti producono successivamente la separazione: quando la bambina ha un anno di vita la madre riprende il lavoro e affida la bambina per tutto il giorno ai nonni, vivendo l'ansia e forti sensi di colpa per averla lasciata. Lucia comincia a diventare irrequieta e a rifiutarsi di masticare, può essere alimentata solo con cibi liquidi. I pediatri, subito consultati, non riescono a risolvere il problema.

A 4 anni Lucia inizia a masticare, ma accusa una serie di disturbi psicosomatici associati all'alimentazione e alla digestione e sviluppa comportamenti autolesionistici.
Quando la madre si rivolge a Synergia è talmente schiacciata dai sensi di colpa che le impediscono di riconoscere il proprio atteggiamento oscillante tra un profondo rifiuto nei confronti della figlia e un rapporto carico di ansia e di iperprotettività. La madre è da una parte estremamente desiderosa di essere una madre "completamente" buona  e dall'altra vive la figlia come un ostacolo alla sua realizzazione professionale. Le componenti aggressive e rifiutanti della madre hanno finito influenzare la bambina danneggiando la sfera dell'alimentazione.

Questa storia ci fa notare anche un altro importante nodo: di solito, quando un bambino ha una forma di ritardo, i genitori lo portano dal pediatra, sono portati a pensare unicamente ad aspetti fisici, organici, raramente si interrogano su quanto quel disturbo possa essere originato da un problema di relazione; anche se noi sappiamo che il corpo si ammala quando la mente soffre, facciamo fatica a riferire questo aspetto alla realtà dei nostri figli.  


Anche la storia di Marco

mostra sia la difficoltà a rilevare il maltrattamento che il bisogno di aiuto e di sostegno che vive il genitore maltrattante. Marco viene portato a Synergia quando ha 4 anni e  le maestre della scuola materna insistono con i genitori per una visita dal NPI, per avere l'appoggio: i genitori sono sconcertati, il padre soprattutto è molto critico circa i problemi del figlio, che è solamente un po' agitato, proprio come era lui stesso da bambino. In realtà il padre fa un lavoro che limita la sua possibilità di stare a contatto con il figlio, che lui vede solo la domenica; il genitore che si fa carico in toto del bimbo è la mamma.Questa sembra più propensa ad ammettere che Marco è difficile, " è un bambino testardo, non riesco a dargli le regole", ma sembra nel contempo molto preoccupata del giudizio che lo psicologo potrebbe avere nei suoi confronti e, nei primi incontri di conoscenza, tende a presentare la vita del bambino come idilliaca: il figlio era desiderato, la gravidanza e il parto sono andati benissimo, il bambino non ha avuto problemi ad inserirsi nella scuola materna...

Le chiediamo di  raccontare cosa succede quando il bambino non rispetta le regole e lei dice che gli ricorda più volte cosa deve fare, ma lui fa finta di non sentire, è "sordo" ai suoi richiami, allora lei va dal figlio e lo solleva di peso per costringerlo.

" ma se Marco si ribella, lei cosa fa ?" " Lo picchio... quando lo picchiavo a 2 anni non capiva, adesso capisce".

I problemi con Marco, dice la mamma, sono iniziati quando lui ha cominciato a camminare, andava in giro per la casa, si contrapponeva a lei e alle sue indicazioni.
Quando Marco arriva  per la prima volta, si nota che è un bambino gravemente disturbato, è ipercinetico, si muove con molta agitazione nell'ambiente, come se ci fosse lui solo, è sordo alle richieste degli adulti, non vuole togliersi il cappotto, scappa dalla stanza dove lo accolgo, si butta per terra , apre le porte delle altre stanze dove ci sono altri colloqui e grida parole incomprensibili.

La mamma  traduce le sue parole  e dice che il bambino chiede ripetutamente un regalo che lei gli ha promesso "se farà il bravo". Negli incontri successivi, si  osserva che Marco ha atteggiamenti autolesionistici, fa giochi pericolosi, si mette a gattonare invece che a camminare, mette in bocca i giochi e li succhia, ha un grave ritardo nel campo  linguistico e sociale. Il bambino usa un linguaggio regredito che sembra un codice segreto tra lui e la mamma, non vuole che lei si allontani dallo studio, vuole giocare e parlare solo con la mamma e non con me; la madre non contrasta queste modalità ma le  appoggia.

Quando facciamo il lavoro diagnostico, si comprende come Marco sia stato da una parte il bersaglio di forme di aggressività impulsiva della madre  che d'altra parte ha avuto nei suoi confronti un atteggiamento iperprotettiva, di impedimento della minima autonomia. La madre ha avuto modalità simbiotiche, consistenti nell'impedire al figlio di fare le cose da solo, nel punirlo o sgridarlo se prendeva delle iniziative, se toccava oggetti della casa, nell'approvarlo soltanto se lui stava in braccio o vicino a lei.

Marco aveva intuito che restare "piccolo e regredito" era l'unica possibilità che lui aveva per mantenere il legame affettivo con la madre: si era quindi adattato a restare così, a parlare e a comportarsi come un bambino molto più piccolo, e nello stesso tempo aveva provato molta rabbia, per non poter evolvere.

Chiariamo con la mamma la necessità di comprendere il significato del suo modo di comportarsi con il figlio e scopriamo che lei è stata condizionata da un padre violento che le ha imposto delle regole dispotiche mediante la minaccia di punizioni fisiche e l'intimidazione.lei d'altra parte ha sentito la propria madre poco protettiva, incapace di difenderla dal padre: questo aveva acuito il suo bisogno di iperproteggere il bambino dagli altri.

Queste storie tentano di mostrare come  può succedere che un adulto utilizzi nei confronti dei figli modalità educative ed affettive inadeguate e maltrattanti.

Noi non pensiamo che si debbano colpevolizzare i genitori, ma di aiutarli a cambiare, poiché siamo convinti che dietro ogni azione violenta di un adulto vi sia un ex-bambino che ha sofferto, che non è stato amato, che è stato trascurato, che è stato vittima di una qualche forma di grave abuso psicologico, fisico o sessuale.






abuso sessuale, vittima abuso, incesto, minore abusato, bambino abusato, abuso infanzia, minore abusato, conseguenze abuso sessuale, violenza psicologica, violenze psicologiche