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Violenza contro donne e bambini / Violenza conto bambini e adolescenti

maltrattamenti fisici, trascuratezza, violenza psicologica

abusi minori 1.jpgBambini trascurati, maltrattati, odiati, non amati, violenza psicologica



La violenza contro i bambini non è fatta solo di ceffoni, botte o molestie sessuali. Molte volte le parole feriscono quanto le botte, se non di più, soprattutto se ripetute quotidianamente e dalla persona che il bambino ama di più: i suoi genitori.

La violenza psicologica,  così come la grave strascuratezza, provocano danni enormi allo sviluppo del bambino, così come l'essere esposto a gravi litigi fra i genitori, o assistere a scene in cui il padre picchia la madre ( violenza assistita ). 

Le botte a volte possono uccidere, o provocare lesioni gravi nei bambini, o ancora creare danni al cervello e compromettere gravemente lo sviluppo dell'intelligenza e della personalità del bambino.

Se conosci un bambino che viene maltrattato chiedi aiuto.

Se sei un genitore che maltratta, o una mamma che subisce violenza, chiedi aiuto.


Il silenzio non serve a nessuno
:
nè a te, nè a tuo figlio, e neppure a colui che commette le violenze che perde così la possibilità di essere aiutato e continuerà ad usare violenza contro la propria famiglia.




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Vi sono varie definizioni del maltrattamento ai minori: quella del Consiglio d'Europa nel 1978 li individua come " gli atti e le carenze che turbano gravemente il bambino, attentano alla sua integrità corporea, al suo sviluppo fisico, affettivo, intellettivo e morale, le cui manifestazioni sono la trascuratezza e/o lesioni di ordine fisico e/o psichico e/o sessuale da parte di un familiare o di altri che hanno cura del bambino".

Il National Center of Child Abuse and Neglet (1981), lo definisce come "quella situazione in cui, attraverso atti intenzionali o disattenzione grave nei riguardi dei bisogni di base del bambino, il comportamento di un genitore (o di un suo sostituto,o di un altro adulto che si occupa di lui) abbia causato danni o menomazioni che potevano essere previsti o evitati, o abbia contribuito materialmente al prolungamento o al peggioramento di un danno o di una menomazione esistente".

La definizione formulata dall'OMS nel 1999 recita:

Per maltrattamento all'infanzia si intendono tutte le forme di cattiva cura fisica e affettiva, di abusi sessuali, di trascuratezza o di trattamento trascurante, di sfruttamento commerciale o altre, che comportano un pregiudizio reale o potenziale per la salute del bambino, la sua sopravvivenza, il suo sviluppo o la sua dignità nel contesto di una relazione di responsabilità, di fiducia o di potere. Questa ultima definizione ha il vantaggio di superare il tema dell'intenzionalità o meno dei comportamenti attivi o omissivi-

Tutte includono le violenze che possono insorgere nei contesti extrafamiliari, aspetto da tener presente, per fare attenzione ai rischi presenti nella comunità e nella realtà sociale.

La maggioranza dei casi di violenza e di abuso, come tutti i ricercatori concordemente dichiarano, si verificano all'interno della famiglia: proprio questa connotazione li confina sovente nella segretezza e nel silenzio.

 

 

La trascuratezza grave
Definizione, forme, segni e sintomi

E' definita dalla maggior parte dei ricercatori in due modi:

1) una grave e persistente negligenza nei confronti del bambino o l'incapacità di proteggerlo dalla esposizione
 a i pericoli, incluso il freddo o la fame

2) l'insuccesso in alcune importanti aree dell'allevamento  che porta a danni significativi per la salute e lo sviluppo,
compreso un ritardo della crescita in assenza di cause organiche.

Il National Child Abuse and Neglect definisce la trascuratezza come una forma di maltrattamento che vede un adulto (economicamente adeguato) che non presta le cure necessarie e appropriate all'età del bambino.Non si tratta quindi di una valutazione sulle intenzioni o sui comportamenti dei genitori, ma sulla responsabilità condivisa di genitori, famiglia allargata e del contesto ambientale.

Questo modo di maltrattare l'infanzia viene ripartito in tre sottocategorie: la trascuratezza fisica, la trascuratezza educativa, la trascuratezza emotiva .

Trascuratezza fisica è ogni forma di rifiuto o di ritardo nel fornire al bambino cure mediche necessarie, il lasciarlo solo , il vestirlo in modo inadeguato all'età, al sesso, alla stagione, la disattenzione verso i pericoli che ci possono essere in casa e il non rispondere alle necessità primarie del bambino (alimentazione, vestiario e cure igieniche inadeguate).
I bambini fisicamente trascurati possono presentare, in assenza di patologie mediche accertate, un ritardo della crescita, problemi alla vista, all'udito, aidenti, forme di cattiva o inadeguata alimentazione, scarsa igiene con dermatiti recidivanti, frequenti infortuni domestici, che si possono concretizzare nell'ingestione di sostanze tossiche e nella difficoltà a riconoscere il pericolo.

La trascuratezza educativa è definita dall' inadempienza scolastica cronica, la mancata iscrizione alla scuola dell'obbligo e altri comportamenti che privano il bambino della frequenza regolare alla scuola. I bambini che vivono in situazioni di trascuratezza sono, dunque, significativamente a rischio, rispetto ai bambini che non vivono in queste condizioni, di avere uno scarso rendimento scolastico che li può portare ad esperire fallimenti costanti.

La trascuratezza emozionale comprende la disattenzione costante e grave per le necessità affettive, l'insufficiente sostegno emotivo per il bambino, l'esporlo a momenti di violenza domestica, il rifiuto nel fornirgli le necessarie cure psicologiche, il non prestare attenzione alla insorgenza di comportamenti antisociali o patologici nel bambino. I bambini emotivamente trascurati possono manifestare un ritardo psicomotorio e del linguaggio, iperattività, disturbi dell'attenzione, inibizione, demotivazione, stanchezza cronica, difficoltà di rapporto con i coetanei, precoce adultizzazione, tendenza alla depressione e mancanza di fiducia di base in se stessi e negli altri.

Vi è infine una quarta tipologia di trascuratezza: la trascuratezza ambientale, caratterizzata dal vivere in ambienti segnati dalla criminalità, dalla scarsa civiltà e dalla mancanza di risorse culturali e sociali positive. I bambini che  vivono in tali contesti possono, in età adulta, divenire soggetti antisociali, dediti all'uso di alcool o di sostanze.

 

 

 

 

tristezzaIl maltrattamento fisico: definizioni, forme, segni, sintomi

 

Si parla di maltrattamento fisico quando vi è una grave distorsione del rapporto educativo, che porta al ricorso sistematico alla violenza fisica come modalità di relazione tra adulto e minore. Nelle forme di maltrattamento fisico è incluso l'avvelenamento intenzionale, il soffocamento, l'omicidio infantile, pratiche ritualistiche e la sindrome di Munchhausen per procura.

La "sindrome di Munchhausen per procura" è una particolare forma di abuso all'infanzia nella quale un genitore (in genere la madre) sottopone il proprio figlio a continue visite mediche, accertamenti e cure inopportune per sintomi o malattie da lei inventati o indotti. Sono madri con gravi disturbi psichici, quali ad esempio personalità paranoica o psicotica, che instaurano col figlio una relazione patogena caratterizzata dallo spostamento su di lui della proprie ansie e preoccupazioni

Il maltrattamento fisico produce  sempre segnali nel corpo: bruciature, ustioni, ferite non curate, fratture, difficoltà del bambino a sedersi, a fare ginnastica, a camminare, lividi che vengono spiegati dal bambino in modo strano e contraddittorio. Vi sono segnali nel comportamento: il bambino può essere incapace di controllare l'aggressività,  può essere introverso, con scarsa autostima, mostrare grande paura dei genitori. I bambini picchiati presentano una affettività povera, una scarsa spontaneità, sono impulsivi, hanno poca tolleranza alle frustrazioni, ridotte capacità sociali, un sistema di valori rigido e punitivo. Possono esservi elementi di ritardo cognitivo, scarsa competenza linguistica, e nell'età scolare, poca capacità di concentrazione e difficoltà scolastiche.

Il bambino può apparire ipersensibile o al contrario mostrare forme di ritiro affettivo, o atteggiamenti autolesionistici o di rabbia esagerata e di provocazione, può essere incapace di fare richieste affettive e di consolazione ma anche mostrare atteggiamenti di dipendenza e di insicurezza molto accentuate.

A lungo termine, l'esposizione a stili educativi e relazionali   basati sull'impulsività, sul disprezzo e sulla collera o caratterizzati da una violenza fisica può sfociare nel bullismo e nella delinquenza.

 

 

Violenza psicologica
Definizione  e caratteristiche


Il maltrattamento psicologico è presente in tutte le forme di violenza e questo rende particolarmente difficile definirlo.

In termini generali possiamo considerare come maltrattamento psicologico la reiterazione di modelli di comportamento che trasmettono al bambino l'idea che lui vale poco, che non è amato, non è desiderato; anche la presenza di continui rimproveri, di isolamento forzato, critiche, disparità di trattamento rispetto ai fratelli, minacce verbali.

E' violenza psicologica anche quella che negli ultimi anni viene definita come "violenza assistita", cioè fare assistere al minore a scene di violenza fra i genitori, renderlo spettatore di aggressioni fisiche o sessuali fra i genitori o fra i genitori ed un fratello, ed anche l'esposizione a scene criminali o immorali.

Evidentemente ci sono vari gradi di violenza psicologica che i genitori possono fare ai figli, dalla piccola violenza quotidiana che pur animati dalle migliori intenzioni molti adulti fanno nei confronti dei figli, alla violenza più grave che crea nel minore traumi tanto gravi quanto le altre forme di maltrattamenti, fino a portare il bambino a sviluppare gravi malattie mentali o ritardi nello sviluppo fisico e intellettivo.

L'analisi dell'ampia letteratura sulle conseguenze negative del maltrattamento psicologico ha individuato molte aree compromesse che  coprono una vastità di sintomi a breve e a lungo termine quali: enuresi, encopresi, disturbi di alimentazione, bassa stima di sé, instabilità emozionale, ridotta sensibilità emozionale, mancanza di fiducia negli altri, dipendenze da droghe e alcol, difficoltà di apprendimento, depressione, ritardo nello sviluppo, prostituzione, delinquenza. Alcune aree di sviluppo appaiono, comunque, più frequentemente compromesse di altre, tanto che sono state individuate connessioni più consistenti tra maltrattamento psicologico a: legame di attaccamento, adattamento e competenze sociali, problemi comportamentali, abilità cognitive, apprendimento scolastico.Si tratta di un maltrattamento dove è più difficile intervenire per proteggere il minore.


O'Hagan (1995) opera una distinzione tra l'abuso emozionale e il maltrattamento psicologico: il primo vede un adulto che reagisce emotivamente in modo continuativo con atteggiamenti e comportamenti inappropriati all'esperienza del bambino, il secondo vede un adulto più attivo nell'usare la denigrazione verbale, l'umiliazione, le critiche e le svalutazioni.

Si noti come queste ultime forme di maltrattamento psicologico non siano segrete, ma palesi e facilmente osservabili, oltre che frequenti; tuttavia sono forme spesso misconosciute di abuso all'infanzia e ne viene sottovalutata la dannosità.

I problemi nascono dalla mancanza di consapevolezza degli adulti circa i danni che un comportamento connotato da trascuratezza emozionale produce sui minori e dall'assenza di una precisa soglia, nel campo del maltrattamento psicologico, tra ciò che è abuso e ciò che non lo è, a differenza di altre forme di abuso all'infanzia.

La Glaser (2002) individua le seguenti aree di rischio: indisponibilità, trascuratezza, non responsività emozionale; qualificazioni negative e mistificanti del bambino; interazioni con il bambino inappropriate o incongrue rispetto all'età; mancato riconoscimento e rispetto dell'individualità del bambino e dei confini psicologici; mancata promozione della socialità del bambino.

Il maltrattamento psicologico produce sofferenza e difficoltà ad adattarsi ai compiti della vita adulta. Gli educatori che si occupano di recupero scolastico e di inserimento lavorativo di giovani e di adolescenti vengono in buona misura a contatto con situazioni ascrivibili a questa tipologia di maltrattamento. L'abuso emozionale è inevitabilmente sottostante al maltrattamento fisico, alla trascuratezza e all'abuso sessuale.

Proprio gli aspetti di abuso emozionale sono all'origine di pesanti danni evolutivi, poiché incidono sulla strutturazione del senso di Sé, producono una percezione interna di svalutazione, di non meritare rispetto e amore, danneggiano il sistema nervoso, il funzionamento intellettivo ed emozionale e creano le premesse ad uno stato di grande vulnerabilità. La capacità di formarsi opinioni significative riguardo a se stessi, agli altri, all'ambiente, e al futuro, si basa sull'apprendimento nell'infanzia.

Nei bambini abusati questa abilità e la percezione di sé sono spesso distorte a causa delle violenze subite: possono essere sovrastimati i pericoli e le avversità del mondo ed essere sottostimati l'efficacia e il valore personale.

Ciò che accomuna le diverse situazioni sopra descritte è la loro capacità di produrre una vasta gamma di esiti patologici. Questa capacità è dovuta a diversi fattori:

Il primo fattore è dato dalla compresenza di diversi tipi di maltrattamento sullo sesso minore. L'abuso sessuale, che implica comunque un abuso emotivo, si associa il più delle volte, a mancata protezione da parte del genitore non direttamente abusante.

Così il maltrattamento fisico da parte di un genitore vede sovente la mancata tutela da parte del genitore non violento.

Il secondo fattore è dato dalla cronicità: l'abuso o la violenza fisica non sono comportamenti sporadici o momentanei, ma si configurano come forme di relazione stabili e durature nel tempo che contrassegnano l'esistenza dei bambini per anni, proprio quegli anni che vedono la formazione della personalità. L'esperienza abusante o maltrattante diventa una caratteristica intrinseca della relazione, a cui il bambino, impotente a reagire, si adatta, costruendo un'organizzazione psichica coerente con il maltrattamento subito.

Terzo fattore è la progressione e l'aggravamento degli abusi nel tempo;tale aspetto è ascrivibile sia all'incapacità degli adulti di cogliere il nesso tra il maltrattamento agito e il disagio espresso dal minore, sia dall'interiorizzazione da parte di quest' ultimo, di un'identità negativa, stigmatizzata, che fornisce all'adulto un ulteriore autorizzazione al proprio comportamento.

Il quarto elemento che produce patologia è nella coerenza delle relazioni maltrattanti: entrambi i genitori sono uniti nella mancata protezione del bambino, che vive nell'isolamento e sente di non poter contare nemmeno su di un adulto testimone della sua sofferenza, come scrive A. Miller

Alcuni esiti patologici appaiono già nell'infanzia, altri si manifestano nell'adolescenza o nell'età adulta. Adulti che, diventati genitori, corrono un alto rischio di trasmissione intergenerazionale delle condotte maltrattanti/abusanti.Le statistiche dimostrano che circa il 50% delle giovani tossicodipendenti e socialmente devianti e un terzo delle pazienti psichiatriche è un ex-vittima di abuso sessuale non trattata (Gelinas, 1983; Malacrea, Lorenzini, 2002).




Gli effetti di trascuratezza e maltrattamenti fisici

Tutti i ricercatori sono concordi nell'affermare la gravità delle conseguenze psico-fisiche che la violenza in tutte le sue forme provoca nei bambini e negli adolescenti, accomunate in generale da gravi carenze nelle relazioni genitoriali. spesso difficile distinguere tra le specifiche conseguenze di ogni forma di violenza all'infanzia, per la compresenza di diverse forme di maltrattamento sullo stesso bambino, per la cronicità con cui queste forme simanifestano e per la coerenza delle condotte maltrattanti dei genitori e a volte anche della famiglia allargata, coerenza che impedisce al minore di avere almeno un adulto protettivo.

La trascuratezza, sovente congiunta alla violenza fisica o psicologica,  non è sporadica o momentanea, ma si configura come una  relazione stabile e duratura nel tempo che contrassegna l'esistenza del bambino per anni, proprio quegli anni che vedono la formazione della sua personalità. Il bambino, impossibilitato a reagire, si adatta, costruendo un'organizzazione psichica coerente con il maltrattamento subito, contraddistinta da una percezione negativa di sé, da sfiducia, incertezza e fragilità emotiva.


Ricerche che hanno studiato le differenze tra i bambini maltrattati fisicamente, abusati sessualmente  e quelli trascurati rivelano che nelle interazioni con i pari delle vittime di maltrattamento fisico e sessuale, di solito più aggressivi ed attivi, in accordo con la trasmissione generazionale degli stili comportamentali con cui sono venuti a contatto Paola Di Blasio, nel volume "Psicologia del bambino maltrattato" ( ed Il Mulino, Bologna, 2000, pag 44) mostra come la trascuratezza "in casi estremi, per carenze alimentari e per mancanza di protezione o di cure, è addirittura fatale e porta alla morte; in altri casi l'assenza di contatto emotivo e di attenzioni porta progressivamente alla "morte psicologica" e spirituale, silente, strisciante, progressiva, una morte causata dalla indifferenza emozionale e dalla mancanza di relazione con gli altri" . Gli effetti della trascuratezza  si vedono  nella salute fisica, nella formazione dell'identità, nello sviluppo emotivo e comportamentale, nelle relazioni familiari e sociali, nell'autoaffermazione e  nella cura di sé.

Senza dubbio la più grave delle irrimediabili conseguenze della trascuratezza è la morte. Sono numerosi gli studi che hanno sottolineato le percentuali elevate di vittime della grave trascuratezza fisica, spesso legata allamalnutrizione, che arrivano alla morte. La morte in genere è associata all'assenza del caregiver in un momento cruciale, che porta a un incidente, annegamenti e ustioni nella vasca da bagno, incendi, cadute letali, incidenti con armi da fuoco, soffocamenti e  abuso di droghe o alcolici.


Alla trascuratezza cronica si associano le gravi conseguenze della malnutrizione, del ritardo di sviluppo fisico, dell'aumentata morbilità e predisposizione agli incidenti, in assenza di cause organiche nel minore.

Altri effetti negativi della trascuratezza si possono osservare nell' insicurezza nei legami d'attaccamento; l'aver sperimentato una madre gravemente disattenta ai segnali di paura, richiesta di aiuto o di consolazione porta questi bambini a divenire, nei legami, estremamente lamentosi o collerici, frustrati, non collaborativi e incapaci di mostrare sentimenti positivi.  

Bambini trascurati in età prescolare manifestano poca autostima, incapacità di controllare gli impulsi, distrazione, e incostanza nei compiti.
Nell'età scolare, spesso i bambini con una storia di trascuratezza sono passivi, poco attenti e coinvolti, privi di autonomia e di  creatività, incapaci di controllare i propri impulsi e con notevoli difficoltà di apprendimento. Queste difficoltà  permangono e si intensificano nell'adolescenza,  associate il più delle volte a scarsa competenza
 
Nell'età adulta tali problematiche sfociano in personalità depresse, oppure incapaci di prendersi curà di sé con comportamenti a rischio, disturbi alimentari, dipendenza da sostanze e da alcol,  ideazioni suicidarie e episodi di  automutilazione, comportamenti delinquenziali e antisociali.




Diffusione del maltrattamento all'infanza e dati statistici

Il maltrattamento e l'abuso all'infanzia è senza dubbio ancora un fenomeno sotto stimato rispetto alla sua reale diffusione. Solo una piccolissima percentuale di reati contro i minori vengono denunciati ed una percentuale ancor più piccola di essi viene dimostrata come autentica in tribunale. E' quindi assai difficile fare una valutazione obiettiva della reale incidenza del fenomeno del maltrattamento e dell'abuso sessuale nel nostro paese. 


E'importante comunque ricordare che l'abuso sessuale e il maltrattamento psicologico non sono appannaggio delle classi sociali meno abbienti o culturalmente svantaggiate, bensì sono ugualmente presenti in tutti i ceti sociali e le area geografiche. Le statistiche ufficiali non concordano con questi dati perché nelle classi sociali più alte l'incesto e gli abusi vengono messi a tacere in diversi modi e non giungono alle aule dei Tribunali se non in casi eccezionali e sporadici. La trascuratezza ed il maltrattamento fisico invece sono maggiormente presenti in famiglie meno abbienti e con condizioni di vita difficili da un punto di vista abitativo ed economico. Ciò non significa ovviamente che le percosse e la violenza fisica non possano essere presente in maniera massiccia anche in famiglie colte e economicamente forti.

Si tende a credere che l'abuso sessuale avvenga in un contesto isolato, un parco ad esempio, o in campagna, mentre nella maggior parte dei casi avviene nella casa stessa del bambino o in quella di un parente o di un conoscente.

Gli abusi sessuali nella maggioranza dei casi non sono fatti isolati, ma situazioni che perdurano nel tempo. L'età media delle vittime di abusi sessuali e incesto oscilla dai 4 agli 11 anni, anche se molto spesso solo in età scolastica emergono i racconti di violenze e abusi sessuali; il più delle volte le violenze o le molestie sessuali sono perpetrati da familiari o da persone che il bambino frequenta abitualmente. Secondo le indagini più recenti dei ricercatori europei, dal 10 al 30% delle femmine e dal 2 al 9% dei maschi sono vittime di aggressioni sessuali, di seduzione o di molestie sessuali prima dei 18 anni. In altre parole, una femmina su tre e un maschio su cinque può essere vittima di abuso sessuale secondo le ricerche svolte a livello internazionale. Si pensa di solito che i bambini costruiscano delle false accuse di abusi sessuali: in realtà le false accuse di abuso o di molestia  sessuale, che riguardano percentuali minime, derivano da una induzione consapevole (o inconsapevole) degli adulti e raramente sono suffragate dalla testimonianza infantile.

Una serie di ricerche su adulti ha accertato che è stato vittima di abuso sessuale nell'infanzia: il 30% dei pazienti psichiatrici, il 40% dei tossicodipendenti,il 50% delle prostitute e  infine il dal 30 al 74% degli uomini imprigionati per stupro o pedofilia (a seconda delle ricerche).


Una ricerca svolta nel 2006 per conto delle Nazioni Unite sulla violenza sui bambini mostra come la violenza sui minori sia un fenomeno ampio e diffuso in tutto il pianeta. (Studio sulla violenza all'infanzia presentato all'Assemblea generale delle Nazioni Unite nell' agosto 2006.) Vengono definite come violenza le violenze fisiche, sessuali e psicologiche, la violenza assistita, oltre all'abbandono intenzionale.

La ricerca evidenzia che, mentre nei paesi più poveri del mondo vi è una percentuale maggiore di bambini vittime di omicidio, costretti a lavorare, ridotti in schiavitù, coinvolti nella prostituzione o nella pornografia e di bambine che subiscono mutilazione sessuali, la violenza fisica, psicologica, l'abuso sessuale, la violenza assistita e l'incuria sono diffusi nei paesi sottosviluppati come in quelli evoluti. Gli studi realizzati negli ultimi decenni in questo ambito mostrano che, in tutti i Paesi, le violenze sui minori vengono perpetrate prevalentemente dai genitori e da altri membri della famiglia: patrigni, genitori affidatari, fratelli, altri parenti e tutori.

In base alle stime dell'OMS sono 150 milioni le ragazze e 73 milioni i ragazzi minori di 18 anni che, nel corso del 2002, sono stati costretti ad avere rapporti sessuali o hanno subito altre forme di violenza sessuale. Nella maggior parte dei casi gli abusi sono compiuti da qualcuno che è conosciuto dal bambino, come un familiare o un adulto che esercita un'autorità su di lui (allenatori sportivi, sacerdoti, poliziotti, insegnanti e datori di lavoro)

stato stimato che ogni anno in tutto il mondo un numero di bambini compreso tra 133 e 275 milioni assiste a episodi di violenza domestica e che questa esperienza, soprattutto se continuata nel tempo, produce disturbi nella sfera dell'affettività e della relazione.

Il rapporto delle Nazioni Unite sottolinea come le varie forme di violenza siano spesso accompagnata da violenza psicologica. Insulti, calunnia, isolamento, emarginazione, minacce, indifferenza emotiva e umiliazione sono tutte forme di violenza che danneggiano lo sviluppo e il benessere psicologico del bambino, soprattutto se provengono da un genitore.

 

Alcuni dati relativi all'Italia

La ricerca retrospettiva condotta nel 2006 dal Centro Nazionale di documentazione e analisi per l'Infanzia e  l'Adolescenza sulle donne italiane tra i 19 e i 60 anni, offre una stima allarmante sulla diffusione del maltrattamento. Centro Nazionale di documentazione e analisi per l'Infanzia e l'Adolescenza (2006) "Vite in bilico:Indagine retrospettiva su maltrattamenti e abusi in età infantile", Firenze, Istituto degli Innocenti.
Un campione di 2.300 donne, rappresentativo (per ripartizione geografica , per classi di età, per stato sociale e livello culturale) della popolazione femminile italiana, rivela che, prima dei 18 anni:

- il 6% circa ha subito una forma di abuso sessuale non associato a maltrattamento

- il 18% è stato esposto ad abuso sessuale e maltrattamenti

- il 50% circa ha vissuto una forma lieve,moderata o grave di maltrattamento ( fisico, psicologico, trascuratezza,
violenza assistita)

Solo il 26% circa non ha subito alcuna forma di maltrattamento

Come si nota, si fa riferimento a stime, a indagini retrospettive mentre le reali dimensioni del fenomeno maltrattamento sono sconosciute.

 

 

La violenza si può trasmettere di generazione in generazione? 



Il bambino è totalmente dipendente dai suoi genitori e il suo sviluppo richiede molti anni prima di potergli garantire una certa autonomia. Durante questo lunghissimo periodo di dipendenza il bambino costruisce un legame di attaccamento che esclude la possibilità che il piccolo possa riconoscere la figura di attaccamento come cattiva, perché altrimenti se ne allontanerebbe e non potrebbe sopravvivere. Così questo meccanismo condanna i figli dei genitori maltrattanti a subire un danno senza poterlo decodificare come tale.

Coloro che commettono abusi sovente considerano la violenza fisica come inevitabile e normale perché l'hanno subita nella loro infanzia. Alcuni genitori che considerano la violenza fisica come una forma normale di relazione verso il bambino possono concepire il bambino come persona da coartare attraverso l'uso della forza, e non come un soggetto le cui capacità di comprensione migliorano se è sostenuto , o hanno problemi psichiatrici oppure usano sostanze che li rendono incapaci di controllare l'aggressività. Dato che la personalità si forma in base alle relazioni che l'individuo vive da bambino; la mente di un bambino la cui esperienza è stata principalmente ricevere affetto e stima , si svilupperà in modo diverso da quella di un bambino che ha ricevuto violenza e disprezzo.

La violenza non è genetica, ma viene interiorizzata nella mente del bambino in base ai trattamenti violenti e distruttivi subiti nell'infanzia, trattamenti rispetto ai quali non ha possibilità di difesa.



orsettoLa famiglia maltrattante

Le caratteristiche dei genitori che più facilmente usano violenza fisica e sessuale ai propri figli possono essere suddivisi in alcune grandi categorie:

I genitori con un background ostile. In questo gruppo rientrano i genitori vissuti loro stessi in un ambiente estremamente deprivato dal punto di vista emotivo. Come bambini non
furono amati, educati in un'atmosfera di violenza. Sono persone che ancora nell'età adulta sono prigionieri dell'odio  di una relazione con i propri genitori insoddisfacente e patologica. Questi adulti hanno una stima di sé eccezionalmente bassa, educati a percepire loro stessi come cattivi, inutili e privi di valore. La rabbia del passato e del presente viene sfogata sul bambino.

-Genitori con un eccessivo bisogno di dipendenza. Alcune persone ricercano disperatamente l'amore a qualsiasi prezzo. Forse a causa di essere così bisognosi di affetto e di poter dare molto poco in cambio contraggono matrimoni insoddisfacenti. Una madre di questo tipo per esempio può sacrificare il proprio bambino allo scopo di mantenere il rapporto con il nuovo e violento fidanzato.

- Il capovolgimento dei ruoli. All'interno di questo gruppo troviamo genitori che credono che il bambino sarà in grado di aiutarli e di farli star bene. Alla nascita le aspettative saranno elevate e quando il bambino porrà le prime inevitabili richieste esse saranno vissute come sgradite ed inopportune. Si avvia un ciclo inevitabile. Il bambino porta i propri bisogni nella relazione, i genitori si sentiranno perseguitati e maltratteranno il bambino vissuto in modo persecutorio. Il capovolgimento dei ruoli si verifica anche nei casi di abuso sessuale e di incesto,
quando la bambina diventa a poco a poco la partner del padre a tutti gli effetti, occupandosi di lui sia dal punto di vista della gestione della casa che della sfera affettiva e sessuale.

- Il misconoscimento dei bisogni evolutivi. Alcuni genitori sembrano totalmente ciechi di fronte ai bisogni fondamentali dei loro bambini ed alle normali tappe evolutive di ogni essere umano, pretendendo dal proprio figlio che tali tappe vengano accelerate secondo i ritmi e le esigenze degli adulti. Per esempio tali genitori pretendono che il loro bambino  usi precocissimamente il gabinetto, o che impari a mangiare da solo o a camminare prima del tempo. Tali genitori vedono il bambino come cattivo e testardo.
   
- Genitori rigidi ed ossessivi. Questo gruppo può essere ingannevole per il fatto di presentarsi con l'immagine dei genitori pieni di attenzioni. Questi hanno notevoli aspettative per loro stessi e cercano disperatamente un successo nel ruolo di genitori. Quando per un insieme di circostanze  non riescono ad essere all'altezza dei compiti che si erano prefissati, si sentono un totale ed assoluto fallimento che li conferma in una pessima immagine di sé. Per esempio questi genitori possono essere ossessionati dalla pulizia e avere scoppi di collera se il loro bambino non permette loro di tenere la casa in perfetto ordine come loro vorrebbero.

- Il potere e la mancanza di potere. Alcune volte esistono dei sentimenti nei riguardi del potere e della sua mancanza che esplodono per mezzo del bambino. Genitori che hanno una bassa tolleranza allo stress e sono troppo giovani per relazioni adulte si scontrano con un bambino che non riescono a fronteggiare. Per esempio una famiglia può funzionare bene finchè il padre non perde il lavoro e si sente inutile e qualificato come uomo e come padre, rivolgendo i suoi entimenti negativi sul bambino. Alcuni autori ritengono che sia molto più facile che avvengano maltrattamenti in quelle amiglie dove un partner è dominante sull'altro in un rapporto dominate/sottomesso. In molte occasioni il bambino è preso in mezzo ai conflitti della coppia genitoriale, come quando una donna sottomessa inconsciamente provoca il bambino per poi utilizzare l'indicente come scusa per rompere un matrimonio insoddisfacente.

- Genitori a rischio: i genitori che abusano di sostanze quali droghe o alcool sono estremamente a rischio di altrattamento fisico e sessuale contro i bambini perché sotto l'effetto delle sostanze il controllo degli impulsi può essere difficoltoso. Anche i genitori affetti da malattie mentali, psicosi, epressione hanno un elevato rischio di abusare fisicamente del proprio figlio. L'isolamento sociale della famiglia è un importante fattore di rischio, così come l'età troppo giovane dei genitori . Per quanto riguarda l'abuso sessuale e l'incesto sarebbe necessario una trattazione a parte, complessa ed articolata. Le motivazioni che portano un uomo ad abusare sessualmente di un bambino che appartiene alla propria cerchia famiglia sono assai complesse (vedi il pedofilo), e quasi sempre le madri dei bambini abusati hanno un ruolo importante, anche se a volte inconsapevole,  nella dinamica dell'incesto.
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