HomeChi siamoDove siamoPrendere Appuntamento
Aree Tematiche
FAQ - Domande e Risposte
Violenza contro donne e bambini / Violenza conto bambini e adolescenti

il corpo memorizza le esperienze traumatiche


bambina18
L'attacco al corpo come conseguenza di abusi sessuali infantili


Problemi con il cibo e traumi infantili. Hai mai pensato che possa esserci un collegamento ?



E' molto più frequente di quanto si pensi per lo psicologo scopire che dietro ad un problema alimentare c'è un trauma non elaborato o episodi di abusi sessuali subiti nell'infanzia. Il corpo non solo ricorda le ferite subite nell'infanzia, ma a volte viene "incolpato" nel vero e proprio senso della parola di quanto accaduto. Le giovani vittime di abuso possono pensare che quanto loro successo sia da attribuire proprio al loro corpo.



 "Se non fosse strato così attraente, se il seno non fosse cresciuto, se il sedere fosse stato più piatto, se io non fossi mai cresciuta .... non sarei sembrata così attraente per lui e non mi sarebbero successe cose così terribili".

Bambine anche solo di otto/dieci anni pensano, a volte consciamente a volte inconsciamente, cose come queste, e passano l'intera loro vita a "punire" il loro corpo, o a "renderlo invisibile". Il corpo viene così deturpato da una dieta inadeguata, da continui sbalzi di peso, deformato dal grasso o dalla troppa magrezza, a volte anche deturpato da pircin, bruciature di sigarette, abbigliamenti orribili e fuori moda, pettinature strampalate (magari con la frangia che gli copre gli occhi nascondendo così una parte del loro viso). Il corpo è spesso considerato un impiccio, ciò che li ha messi nei guai. Le vittime di abuso vorrebbero spesso essere senza un corpo, ma siccome ciò non è possibile allora cercano in ogni modo di distruggerlo.


A volte invece "il corpo viene portato a spasso come un trofeo", esibito in modo eccentrico e seduttivomettendo spesso in pericolo le giovani donne. Si tratta di quelle ragazzine che dopo esperienze sessuali precoci si comportano come piccole lolite, mettendosi così in ulteriori guai e pericoli. Anche in questo caso, in modo diverso, il corpo è al centro dell'attenzione e deve essere oggetto di pensiero all'interno del percorso terapeutico e considerato come un segnale di allarme e di preoccupazione. Le ragazze che si comportano in questo modo non devono essere sgridate ma aiutate, perchè è questa una delle conseguenze del trauma che hanno subito (vedi ariticolo di Cristina Roccia in cui l'argomento viene trattato attraverso un caso clinico).

Altre volte ancora il corpo è il veicolo con cui la persona sente il dolore e la disperazione psichica. Invece di pensare e sentire un dolore emotivo, il soggetto può sentire voglia di vomitare o  lo stomaco chiuso. Invece di "vomitare rabbia" si vomita la cena, a volte inducendo apposta il vomito per "liberarsi" (ma di cosa?). A volte invece il soggetto sente un irrefrenabile bisogno di mangiare, "di mettrere dentro delle cose" per calmare l'ansia. ma nuovamente le cose che occorrerebbe mettere dentro non hanno nulla a che fare con il cibo: la persona avrebbe bisogno di carezze, ascolto, affetto, comprensione, ma in mancanza di queste cose si ingurgita qualiasi cosa ci sia nel frigo. Putroppo inutilmente !



Due esempi per poter capire


Saraper esempio, 16 anni, utilizza un abbigliamento molto sexy: magliette troppo attillate e troppo stesse, pantaloni aderentissimi, scollature vertiginose. Essendo una bellissima ragazza il suo corpo non passa di certo inosservato, ed in qualche modo è il suo biglietto da visita nei confronti del mondo che la circonda. Gli uomini si eccitano, le fanno proposte oscene, cercano di metterle le mani addosso. Il suo abbigliamento è uno dei principali  motivi di conflitto con gli educatori della comunità che la ospita; le dicono che si veste come una prostituta e la obbligano persino a prendere la pillola anche se Sara insiste di non averne bisogno perché lei a letto con i ragazzi non ci andrà mai.

Con la psicologa Sara capisce che l'abbigliamento è uno strumento per rivivere il trauma dell'abuso sessuale subito uscendone questa volta vincitrice. Sara eccita i maschi per poi umiliarli, "mandarli a fanculo", picchiarli, deriderli, e mentre ciò accade lei vede la faccia del suo stupratore, il fratello, al posto di quella dell'uomo che ha di fronte. "Non è che me la immagino, io la sua testa la vedo proprio sul collo di quello stronzo che sto mandando a fanculo". Possiamo intravedere nel comportamento seduttivo di Sara l'anticamera di una sua possibile perversione futura.

Secondo Stoller "nella perversione l'ostilità di una forma di fantasia di vendetta celata nelle azioni che costituiscono la perversione e serve a convertire il trauma dell'infanzia nel trionfo dell'adulto... Una perversione è un modo adottato per rivivere il reale trauma sessuale storicamente sperimentato, e nell'atto perverso il passato viene concellato. Questa  volta il trauma si trasforma in piacere, in orgasmo, in vittoria". Sara finalmente si prende la propria rivincita sul fratello e, se nella realtà lei ha sempre avuto il ruolo della vittima indifesa e perdente, nella fantasia di vendetta finalmente è lei che ha in mano il controllo della situazione, è lei che eccita il "fratello-ragazzo sconosciuto" che le sta di fronte, ed è sempre lei che, da vincitrice, può fermare il gioco umiliando l'avversario.

Estela V. Welldon riferendosi a comportamenti analoghi nelle donne adulte che, vittime di incesto nell'infanzia, sono diventate prostitute nell'età adulta, ci ricorda che questo modo di agire è destinato al fallimento da un punto di vista relazionale "perché la motivazione che sta alla base dei rapporti fisici si radica nell'odio piuttosto che nell'amore,e gli oggetti di tali incontri, che siano rappresentati dal corpo stesso della paziente o da quello dei suoi clienti, non sono altro che sostituti simbolici di persone reali a cui è indirizzata la loro vendetta". In Sara c'è anche un senso di onnipotenza che la porta a sottovalutare la pericolosità del proprio comportamento esponendosi a una possibile nuova vittimizzazione sessuale nel momento in cui il "gioco" dovesse scapparle di mano, evento che poi di fatto viene segnalato come frequente nelle donne che da bambine sono state vittime di abusi sessuali.

Ecco perché Sara ha bisogno di aiuto e di un luogo per pensare al suo comportamento, e non di rimproveri e punizioni per reprimerlo.


Per ritornare al nostro discorso sull'ascolto delle comunicazione extra-verbali delle adolescenti, a cosa può servirci conoscere le motivazioni che portano Sara a utilizzare un abbigliamento poco adatto ad una ragazza della sua età? Certo non possiamo illuderci che magicamente il comportamento cessi solo perché noi, ed insieme a noi la paziente, ne abbiamo compreso le motivazioni psicologiche. Come educatori però potremmo riuscire a  rapportarci a lei in modo diverso. Capire può  aiutare a provare meno rabbia nei suoi confronti e più compassione, sentimento che potrà avvicinare a lei anzichè allontanare. Restando nella relazione con l'altro senza umiliarlo, attaccarlo, allontanarlo, l'educatore potrà con maggior fermezza contrastare quei comportamenti che, giustamente, vengono rinviati a Sara come inopportuni e pericolosi, mantenendo la fiducia in una sua possibilità di cambiamento. Imporre la pillola a Sara significa trasmetterle, sia pur senza una chiara esplicitazione, il messaggio che lei non è e non può diventare in grado di controllare la propria sessualità. Imporle un abbigliamento più adatto alla sua età, mantenendo un atteggiamento di rispetto nei suoi confronti, è un messaggio che apparentemente crea maggior scompiglio (è probabile che Sara si ribelli e che non sia disponibile ad accettare queste nuove regole della comunità) ma è anche un atto di amore e di speranza nei suoi confronti.


Spesso diversi comportamenti aggressivi verso il proprio corpo coesistono nella stessa persona.

Francesca, oggi di ventiquattro anni, racconta di come da ragazzina odiasse a tal punto il proprio corpo, oggetto per anni di violenza sessuale da parte degli educatori della parrocchia dove lei si recava a giocare nella preadolescenza, che le faceva schifo toccarsi anche solo per lavarsi. Questo le produceva delle croste di sporcizia sul corpo, e le faceva emanare un odore fetido che la rendeva oggetto di scherno da parte dei compagni di scuola.

 Nell'adolescenza Francesca ricorda di essere stata invece una ragazza molto carina, con un iper investimento sul proprio corpo che usava per adescare ragazzini più piccoli di lei, per poi cercare nell'età adulta un equilibrio rispetto all'esibizione del proprio corpo che le consentisse di inserirsi con meno problemi nel mondo lavorativo.





 

disturbi alimentari, obesita', bulimia, problemi cibo, trauma sessuale, abuso sessuale, incesto, abusi infantili, cura traumi, psicologo traumi, abuso sessuale