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Violenza contro donne e bambini / Violenza conto bambini e adolescenti

Le erronee denuncie di abuso sessuale

Le erronee denuncie di abuso sessuale  

Quando ci si trova di fronte ad un caso di sospetto abuso sessuale ai danni di un bambino viene spontanea la domanda: "ma sarà vero?". Il tema delle false denuncie di abuso sessuale è quanto mai attuale, ed il dibattito psicologico e giuridico che ne consegue assai ricco e complesso, fatto di pareri discordanti fra loro.

Nell'analizzare i dati relativi alle false denuncie di abuso sessuale occorre distinguere fra le denuncie, poi rivelatesi false, fatte da adulti contro altri adulti e mai confermate dai minori, e quelle invece in cui la piccola vittima dichiara in prima persona di essere stata abusata sessualmente. Si tratta infatti di situazione molto diverse fra loro; frequenti sono le situazioni in cui genitori in conflitto fra loro si lanciano accuse di ogni genere, fra cui anche quelle sessuali.

Rare invece sono le situazioni in cui il minore conferma tali denuncie in prima persona quando esse non si sono mai verificate. Stando alla letteratura, la percentuale di false segnalazioni tra quelle ricevute dai servizi addetti é compresa globalmente tra il 2 e l'8 %, ma può salire a percentuali molto più alte nei  casi che comportano controversie coniugali fra i genitori circa l'affidamento del minore o le visite ai genitore non affidatario. La principale fonte delle false denunce di abuso sessuale ai danni dei minori non può essere comunque cercata nella menzogna dei bambini, bensì nelle distorsioni percettive e nelle manipolazioni degli adulti.


Per poter affrontare il rapporto tra verità e finzione  nella testimonianza del minore presunta vittima di abuso sessuale è utile differenziare tre livelli non sovrapponibili:

1)  Abusi e violenze sessuali. Le bugie inventate dai bambini con una precisa intenzionalità.

2)  Abusi e violenze sessuali. Le bugie del bambino indotte dagli adulti con manipolazioni di vario genere.

3)  Abusi e violenze sessuali. Le "bugie" all'interno di una rivelazione attendibile.




1) Abusi e violenze sessuali. Le bugie inventate dai bambini con una precisa intenzionalità.


Molti studi della letteratura dimostrano che i bambini raramente mentono su temi socì importanti come l'incesto e l'abuso sessuale  per iniziativa propria senza un intervento confusivo, suggestivo o induttivo dell'adulto. Occorre d'altra parte prendere atto che fattori culturali  e massmediologici possono contribuire ad un aumento del fenomeno della costruzione fantastica da parte del bambino di abusi sessuali inesistenti, in coincidenza con le maggiori informazioni di cui i bambini possono disporre sull'abuso sessuale all'infanzia (a seguito per es. di più frequenti messaggi televisivi sul tema, quasi mai, peraltro, elaborati in famiglia e a scuola con l'aiuto degli adulti). Nei racconti non veritieri di abuso sessuale fatti da bambino possiamo osservare che:

a) abusi e violenze sessuali sui minori. I loro racconti sul piano dei contenuti evidenziano un numero di dettagli inferiore a quello che ci si aspetterebbe dalla loro età, dalla loro intelligenza, dalla loro personalità;

b) abusi e violenze sessuali sui minori. Il contenuto della rivelazione contiene molti aspetti irreali non chiariti e non chiaribili neppure attraverso l'analisi del mondo interno del bambino;

c) abusi e violenze sessuali sui minori. Non è vi compatibilità tra il contenuto del racconto e le emozioni che lo accompagnano (per es. il bambino non prova un vissuto di conflitto nella narrazione, né vergogna, né ansia, né sofferenza); l'ammissione della responsabilità da parte del bambino nell'invenzione dell'abuso sessuale si accompagna ad effetti, ben percepibili,  di sollievo emotivo dal peso colpevolizzante della bugia,  a differenza di quel che avviene  nella ritrattazione.

Un discorso a parte meriterebbe la costruzione della falsa accusa si abusi sessuali da parte di bambini con gravi patologie psichiche non compresi nella suddetta casistica.



2) abusi e violenze sessuali sui minori. Le bugie del bambino indotte dagli adulti con manipolazioni di vario genere.


Le testimonianze infantili di abusi e violenze sessuali sui minori che risultano poi essere non veritiere, frutto di un'induzione, possono a volte apparire, ad un'osservazione superficiale, più chiare e definite di quelle corrispondenti al vero. Il minore  manipolato da un adulto e sollecitato a mentire può fornire ad interlocutori diversi una narrazione con dettagli precisi, sempre uguali anche con il passare del tempo. Il racconto di abusi e violenze sessuali tuttavia risulta privo di coloritura emotiva o accompagnato da sentimenti non compatibili con l'evento narrato. E' vero che l'anestesia emotiva può comparire frequentemente anche nelle comunicazioni di bambini realmente abusati come meccanismo di difesa dalla sofferenza.  Tuttavia nelle false rivelazioni di abusi e violenze sessuali, frutto di induzione, compare una stereotipia particolare ed il minore non è in grado di fornire particolari ulteriori circa l'evento denunciato e, se forzato a farlo, può contraddirsi vistosamente. Emozioni significative possono essere colte nell'atteggiamento di acquiescenza e di compiacenza verso il genitore che sostiene l'accusa.  Una bambina di otto anni (dieci al momento dell'indagine peritale), figlia di genitori separati ha accusato ingiustamente il padre di averla abusata in camera da letto una sera in cui lei stava guardando il televisore.  "Papà si è avvicinato a me, mi ha tirato giù il pigiama e mi ha detto: 'Non avere paura, adesso facciamo un gioco dei grandi', e mi ha accarezzato la farfallina.  Io avevo molta paura e non sapevo che cosa fare.  Poi la mamma l'ha visto e ha sgridato papà.  Il papà è cattivo e non lo voglio mai più vedere".  La narrazione, apparentemente realistica e somigliante nei contenuti a racconti di bambini effettivamente abusati , è risultata assolutamente identica a distanza di due anni. La bambina non è stata in grado di fornire particolari secondari della vicenda narrata: il racconto sembrava una lezione imparata a memoria, con una  connotazione emotiva spenta e incongrua, ed alla richiesta di sapere i motivi per cui il padre sarebbe "cattivo" la minore porta solo motivazioni di chiara provenienza materna ("Non ci dà i soldi per vivere").  Non a caso la reazione emotiva più significativa si verifica quando il consulente tecnico le dice che non le crede: la bambina con un pennarello forma dei cerchi sul foglio sempre più marcati fino a bucarlo e con la voce, finalmente rotta dall'emozione, afferma: "La mamma mi vuole bene".
La  possibilità di individuare una falsa accusa di abuso sessuale da induzione passa non solo attraverso l'analisi della testimonianza del bambino, ma anche attraverso la valutazione della personalità e dell'atteggiamento emotivo e relazionale del genitore che sostiene la rivelazione (in questo caso era risultata importantissima la verifica di un atteggiamento materno manipolatorio, chiaramente interessato più alle conseguenze legali ai danni del padre che non alla comprensione e all'aiuto della figlia).[pagebreak]



3) abusi e violenze sessuali sui minori. Le "bugie" all'interno di una rivelazione attendibile.

Spesso nelle dichiarazioni  di abuso sessuale dei bambini elementi di realtà si mischiano ad elementi fantastici: ciò non deve stupire né tanto meno mettere in dubbio la competenza del minore a testimoniare.  Non bisogna infatti considerare le comunicazioni del bambino allo stesso modo di quelle dell'adulto.  Per il bambino infatti la fantasia è un elemento fondamentale dell'attività psichica e la sua comparsa non è di per sé indice di una precisa volontà di mentire. Inoltre non si può pretendere che un bambino abusato, vissuto per anni, prima e durante l'abuso, in un ambiente in genere connotato nel senso dell'onnipotenza, della perversione, della mancanza di rispetto della realtà e della verità non sia stato condizionato in qualche modo e su qualche aspetto a mentire. Le "bugie" o, più correttamente, le comunicazioni non realistiche e non veritiere della piccola vittima all'interno di una rivelazione attendibile di abuso sessuale possono suddividersi, sulla base della loro diversa motivazione, in comunicazioni espresse dal bambino:

a) a causa dei limiti del suo sviluppo cognitivo e mentale: il suo carente patrimonio linguistico e concettuale (per es. il bambino dice che il papà gli ha schizzato "la pipì in faccia", perché confonde eiaculazione con funzione urinaria); la confusione in cui si trovava nel momento dell'abuso (per es. la piccola vittima dice che dal pisello del papà è uscito un liquido "arancione"); le proprie difficoltà a comprendere bene cosa gli è accaduto e i fatti a cui ha assistito: da qui il bisogno di ristrutturare la realtà in modo che la sua narrazione possa avere un significato sia per sé che per gli adulti a cui riferirla

b)  a causa dello specifico stile cognitivo del bambino, in base al quale i sentimenti propri ed altrui vengono descritti con rappresentazioni concrete che possono non rispondere al vero, ma ciò nonostante  esprimere profonde verità psicologiche. "La mamma era chiusa a chiave in cucina a lavare i piatti e non voleva vedere quello che mi faceva papà.  Una volta invece dormiva e non voleva svegliarsi": così una bambina di sei anni descrive l'effettiva incapacità della madre di cogliere le proprie richieste di aiuto. L'immagine della madre chiusa a chiave in cucina descrive bene in un linguaggio infantile concretistico l'atteggiamento di chiusura passiva e rassegnata della madre;

c) a causa di un bisogno di semplificare la vittimizzazione subìta o amplificarla negli aspetti fisici per difendersi dalla vergogna e  dal senso di colpa per il proprio coinvolgimento emotivo e libidico nell'abuso:  per es. la piccola vittima spesso amplifica  il proprio  ruolo passivo e  gli aspetti di costrizione o di violenza fisica subita dall'abusante per contrastare la mentalizzazione e la comunicazione del proprio ruolo attivo e degli aspetti sessuali coinvolgenti sperimentati nell'esperienza di abuso: una bambina di cinque anni, che aveva evidentemente partecipato ad eccitanti  giochi sessuali di gruppo raccontava in modo non credibile di essere stata picchiata con la cinghia e aggiungeva: "Se non lo facevo, mi facevano mangiare la pappa del gatto"; un'altra bambina, di sette anni, valutata come credibile in sede giudiziaria, ha dichiarato irrealisticamente di aver subito, oltre agli abusi, una puntura di droga;

d) a causa di un bisogno difensivo della vittima nei confronti dell'umiliazione e dell'impotenza pesantemente vissute nell'abuso; per es. i bambini maschi che hanno subito abuso dichiarano spesso di aver reagito ai tentativi di sodomizzazione con forti ed incredibili reazioni aggressive all'abusante; un bambino di sette anni, valutato come attendibile,  aveva affermato in maniera non veritiera di aver scoperto in casa dell'abusante dei mitra per compensare  con una fantasia eroica uno schiacciante vissuto di inermità e debolezza successivo alla rivelazione;

e) a causa di un bisogno di difendere l'autore della violenza con comunicazioni omertose per la presenza di minacce dell'abusante oppure per il  bisogno di mantenere l'idealizzazione dell'abusante e, nel contempo, per evitare di riattraversare mentalmente il trauma attraverso una narrazione veritiera (per es. una bambina di sei anni sosteneva contro ogni evidenza: "Mio papà non restava mai in casa da solo con me, andava sempre a fare le commissioni";  una bambina di otto anni insisteva nel dire che il padre abusante le voleva bene, le aveva insegnato "sempre cose belle" e non le aveva mai fatto niente di spiacevole: solo dopo molto tempo la bambina è riuscita ad esplicitare i rapporti   umilianti a cui il padre la costringeva);

f)  a causa del bisogno di difendere la madre più o meno collusiva: una bambina di nove anni per esempio ha affermato di essere stata abusata dal nonno e dal padre mentre la madre era fuori casa.  Solo alcuni mesi dopo ha rivelato che la madre in realtà spesso si trovava nella stanza a fianco e che era perfettamente al corrente dell'abuso.  Per la minore era troppo angosciante ammettere, innanzi tutto con se stessa, che anche la madre non solo non l'aveva protetta ma di fatto l'aveva anche "offerta" come oggetto sessuale agli uomini della casa.  Con tale rivelazione inoltre la minore avrebbe di fatto perso per sempre l'affetto della madre.

g)   a causa di una pressione psicologica e relazionale che spinge la piccola vittima a ritrattare.



I falsi ricordi di abuso sessuale


Immaginate che una donna sulla trentina alla sua prima seduta di terapia nello studio dello psicologo scoppi immediatamente a piangere. Due mesi prima è stata licenziata da un'importante azienda e l'evento è raccontato da  lei come il più distruttivo della sua vita adulta. Due giorni più tardi il suo sonno comincia ad essere disturbato da strani sogni. Nei sogni lei è una bambina. Suo padre sta facendo qualcosa di orribile. I sogni la perseguitano, non riesce a toglierseli dalla testa nonostante ci abbia provato in tutti i modi. Le scene di se stessa a letto con suo padre a poco a poco si fanno sempre più vivide da sveglia. Per la prima volta in venti anni sembra ricordare qualcosa: suo padre ha avuto rapporti sessuali con lei sin da quando aveva nove anni. Aveva cercato di autoconviverci a non crederci, ma "nel profondo del suo cuore" sapeva che era vero. Aveva nutrito "strani sentimenti" nei confronti di suo padre per anni. Per quanto potesse ricordare era stata sempre vagamente infelice e, a parte la dedizione al lavoro, aveva avuto scarso successo nella sua vita emozionale. Per ora non vuole ammettere che quella cosa orribile chiamata "incesto" sia accaduta proprio a lei. Se è vero, pensa di non poter più vivere. Al terapeuta chiede: "E' successo davvero? Sono pazza? Cosa dovrei fare? Mi può aiutare? Mi crede?". Inizia così il libro di Pope e Brown "I ricordi delle antiche violenze" (1999, ed. Mc Graw Hill), che tratta di cosa può succedere ad adulti che improvvisamente si ricordano, inspiegabilmente solo da adulti, di aver subito delle violenze sessuali, e come trattare questo genere di pazienti.
E' certamente un'esperienza molto angosciante per una persona ricordare improvvisamente pezzi della propria storia infantile dimenticati, o parzialmente dimenticati, per anni. E' possibile, ed è questa la situazione più frequente, che le persone già ricordassero in parte di aver subito delle violenze sessuali, ma che i ricordi rimanessero sfumati, confusi, incerti, fino al giorno in cui un qualche avvenimento nella propria vita non li riporta alla coscienza. Si può trattare di avvenimenti apparentemente insignificanti e non in collegamento con gli abusi sessuali subiti da bambini, ma che assumono un significato particolare in quello specifico momento e per quella specifica persona.
Si tratta di momenti molto delicati che vanno gestiti con estrema cautela sia da dallo psicologo che dalla famiglia della persona coinvolta. Il riaffiorare del ricordo di antiche violenze per anni dimenticate può essere causa di scompensi psicotici che vanno immediatamente curati anche a livello farmacologico.
Negli ultimi vent'anni, in particolare in America, si è aperto un acceso dibattito sulla veridicità di tali ricordi recuperati che a volte hanno portato all'apertura di cause legali contro padri accusati di aver abusato dei loro figli decenni prima. Molti di questi ricordi recuperati hanno avuto come tema gli abusi sessuali di tipo ritualistico, e questo ha maggiormente messo in dubbio la loro credibilità.

 
 
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