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FAQ - Domande e Risposte
Area adulti / Problemi legati all'identità e all'area delle relazioni

Persone troppo timide



Troppa timidezza può

rovinarti la vita ...



insicurezza, timidezza, paura di stare con gli altri, arrossire

... a volte si soffre davvero troppo

... a volte bisogna avere il coraggio di chiedere aiuto




La timidezza è una forma di disagio più o meno pesante nella relazione con gli altri,  capace di limitare fortemente le intrinseche capacità relazionali di chi ne è vittima. I livelli di gravità possono andare da una minima difficoltà a parlare in pubblico ad una quasi impossibilità di avere una normale vita di relazione.

Generalmente si tende a confondere la timidezza con l'introversione, mentre le due  condizioni sono del tutto diverse. L'introversione è un tratto di personalità nel quale le persone si possono riconoscere stando bene con sè stesse e con gli altri, potendo uscire dalla loro riservatezza con un atto di volontà. La timidezza invece è una condizione ingabbiante e mortificante dove le persone, pur desiderandolo moltissimo, non riescono a mettersi in gioco come vorrebbero nelle relazioni che le interessano di più e non possono uscire da questa condizione operando una scelta consapevole.

Le persone timide sono intelligenti e sensibili, con un ricchissimo mondo interno ed una profonda capacità di contatto emotivo e di comunicazione che vengono sistematicamente sabotate da un sistema di pregiudizi interni. Questi pregiudizi si sono consolidati durante l'infanzia e l'adolescenza e tendono a fare sentire le persone che ne sono vittima come del tutto inadeguate nella relazione con l'altro vissuto come capace, a posto, all'altezza della situazione. Generalmente chi è vittima di un tale sabotaggio alla propria autostima tende a sentirsi giudicato dagli altri, con la sensazione che questo  giudizio non sia benevolo o neutro, bensì corrosivo, malevolo, capace di far vergognare.

Quando una persona timida è costretta ad esporsi in una relazione, tanto più con una persona facilmente collocabile su un piedistallo come in gamba, potente e giudicante, la preoccupazione ed il disagio possono diventare così grandi da mettere in scacco le normali competenze personali come ad esempio la lucidità cognitiva, la memoria, il linguaggio.

E' molto importante che tutte le persone che soffrono di questa forma di persecuzione interna sappiano che se ne può uscire molto bene, mettendo in discussione in psicoterapia i pregiudizi interni che ingabbiano e mortificano le loro potenzialità ed i loro progetti di vita.



A cosa può servire lo psicologo per le persone troppo timide



Il lavoro da fare con la psicoterapeuta è quello di individuare i pregiudizi
interni, capire da che cosa sono stati determinati, ascoltare cosa dicono e come fanno ad  utopromuoversi ed a convincere della bontà delle loro posizioni, mettere in discussione i loro presupposti, andare a fare delle verifiche nella vita quotidiana e nella relazione con la psicoterapeuta circa la congruenza delle loro chiavi di lettura, toccare con mano i prezzi che fanno pagare, verificare che senza di loro non solo si vive, ma si vive molto meglio.

E' veramente importante sapere che la timidezza non è un tratto con cui nasciamo come ad esempio il colore dei capelli, bensì è il risultato di un sabotaggio interno che si è definito in base alle esperienze che abbiamo vissuto nella nostra infanzia.

La timidezza non è una condanna a vita,
bensì una condizione dalla quale si può uscire del tutto, mettendo in discussione i pregiudizi interni che la  alimentano.

 



E se invece di semplice timidezza fosse qualcos'altro ?


Qualche volta è possibile, in particolari casi, che la persona troppo timida, solitaria, timorosa, abbia un vero e proprio disturbo di personalità. Una diagnosi "fa da te" non è consigliabile. Per dire che una persona ha un disturbo evitante di personalità occorre l'aiuto di un professionista che valuti tutti gli elementi presenti nella vita dell'individuo. 


Che cosa è il Disturbo Evitante di Personalità


Le persone che soffrono di questo disturbo hanno una forte e continua inibizione sociale, si sentono inadeguati in  tutte le situazioni della loro vita, tendono a percepire gli altri come critici e disapprovanti  verso di loro.
L'esordio del disturbo è nella prima età adulta e porta chi ne è affetto evita il lavoro e le attività sociali, per timore di essere criticati, disapprovati o rifiutati, sul piano interpersonale  porta a nascondere sentimenti intimi per timore di esporsi, di essere ridicolizzati o umiliati.

Gli individui con Disturbo Evitante di Personalità  possono rifuggire da frequentare scuole, rifiutare  proposte di lavoro  che possono esporli alle critiche degli altri. Di solito  evitano di farsi nuovi amici, a meno che non siano certi di piacere e di essere accettati . L'inserimento in un gruppo è condizionato alla sicurezza di essere accettati in modo  incondizionato e di  ricevere offerte ripetute e generose di supporto e di accudimento .
Poiché gli individui con questo disturbo sono preoccupati di essere criticati o rifiutati in situazioni sociali, sono assai vulnerabili a minime disapprovazioni o leggere critiche.

Nelle situazioni sociali, nonostante desiderino partecipare, tendono a stare in disparte, inibiti e "invisibili", per timore che l'attenzione verso di loro porti con sé umiliazioni e derisioni. Nella convinzione che il loro pensiero sarà giudicato negativamente, possono non dire assolutamente niente.
Alla base di questa forte e pervasiva inibizione vi è una bassa autostima, che li porta a credersi incapaci di relazionarsi, poco o per nulla attraenti, o inferiori agli altri .
Questo disturbo di personalità porta il soggetto ad esagerare i pericoli potenziali di situazioni ordinarie, e quindi a limitare lo stile di vita  alle situazioni già conosciute, vissute come più sicure.
Negli individui con Disturbo Evitante di Personalità  a volte si sviluppano sintomi somatici marginali  che li portano a ridurre ulteriormente la partecipazione sociale.


Caratteristiche e disturbi associati

Gli individui con Disturbo Evitante di Personalità sono chiusi, timidi, ipercontrollano le espressioni, le parole e gli atteggiamenti degli altri, per evitare di esporsi a critiche o umiliazioni. La  poca stima di sé e l'ipersensibilità al rifiuto portano alla restrizione dei contatti interpersonali, compromettendone il funzionamento sociale e lavorativo.
Le relazioni con gli altri sono scarse o idealizzate più che vissute nella realtà.
A volte i soggetti con Disturbo Evitante di Personalità  soffrono di problemi correlati, hanno disturbi di ansia , fobia sociale oppure diventano dipendenti da quelle poche persone delle quali sono amici. Lo psicologo o lo psicoterapeuta che effettua la diagnosi non deve confondere il disturbo evitante di personalità con uno stile relazionale timoroso o introverso legato all'immigrazione, ad una diffide integrazione in una cultura differente dalla propria.
Il Disturbo Evitante di Personalità sembra essere ugualmente frequente nei maschi e nelle femmine.



Decorso nel tempo

Il comportamento evitante spesso esordisce nella prima o seconda infanzia con timidezza, isolamento, timore degli estranei e delle situazioni nuove.
La presente  diagnosi  si fa a partire dai 18 anni di età, anche se alcuni criteri che la caratterizzano possono essere riscontrati  nei bambini e negli adolescenti, tenendo presente che in loro  timidezza e  comportamento evitante possono essere un aspetto dello sviluppo che tende a svanire gradualmente con la crescita.
I soggetti che sviluppano il Disturbo Evitante di Personalità possono diventare progressivamente più timidi ed evitanti durante l'adolescenza e la prima età adulta, quando le relazioni sociali  si arricchiscono e si approfondiscono.















timidezza, insicurezza, paura eccessiva