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Area adulti / Problemi legati all'identità e all'area delle relazioni

Come nascono i disturbi di personalità


Come nascono i disturbi di personalità?

Le ricerche in campo psicologico ipotizzano che la genesi dei disturbi di personalità sia in gran parte dovuta alla  relazione  che ognuno di noi ha avuto con i genitori durante l'infanzia e l'adolescenza.  Tale relazione,  indipendentemente dalla volontà  del genitore di produrre disagio o difficoltà nel  figlio, produce forme di attaccamento insicuro e disturbato  che in una età successiva contribuiscono a generare  pattern insicuri.
Gli studi recenti in campo neurobiologico e psicologico sono concordi nell'evidenziare:

che il legame di attaccamento ha un substrato neuro-psicologico specifico nel cervello. gli  effetti dell' attaccamento sulla struttura cerebrale e sul suo funzionamento. L'influenza della relazione di attaccamento sulla genesi dei disturbi di personalità e di modalità maltrattanti e violente
La possibilità che un successivo ambiente accudente e terapeutico moduli e ripari gli effetti negativi delle relazioni di attaccamento primarie.


Che cosa è l'attaccamento

L'attaccamento è un sistema motivazionale che non appartiene soltanto all'uomo, ma a diverse specie animali.
Ci sarà capitato di osservare come gli adulti degli uccelli e dei mammiferi difendano strenuamente i loro piccoli, quando si trovano in pericolo, e li tengano vicini a sé per far loro apprendere tutte le conoscenze necessarie all'autonomia.
Per questo motivo i piccoli di molte specie nascono con la predisposizione a rimanere "attaccati" al  loro caregiver(intendiamo con "caregiver" l'adulto che se ne occupa),con una sorta di cordone ombelicale psichico, che consente di ricevere protezione e accudimento. Più lunga è la fase di immaturità del piccolo, più forte e durevole sarà il legame di attaccamento. Di conseguenza, il lunghissimo periodo di immaturità del neonato dell'uomo comporta lo strutturarsi di un forte e stretto legame.


I diversi stili di attaccamento

Le ricerche della psicologia sperimentale, svolte su migliaia di soggetti appartenenti a differenti culture, hanno evidenziato chiaramente come i modelli di attaccamento che si producono nei primi anni di vita del bambino sono determinanti per definire il modo in cui l'individuo definisce l'immagine di sé e le relazioni sociali.

I diversi stili di attaccamento che si producono nel primo anno di vita  dipendono dalla risposta del genitore alla richiesta di attaccamento dl bambino assai più che da variabili genetiche, di temperamento o costituzionali.

Si ipotizza che lo stato mentale di un individuo rispetto ai legami e alle relazioni importanti, il modo di vivere le emozioni connesse (timore e rabbia  alla separazione, tristezza per la perdita, gioia per il ricongiungimento dopo una separazione, desiderio di conforto e di aiuto, sicurezza ottenuta attraverso gli affetti ) derivi da una sintesi delle esperienze di attaccamento esperite con la madre e con il padre.

L' attaccamento è  generato dal bisogno di cercare la vicinanza protettiva di un adulto quando si vive una condizione di paura, dolore, impotenza.
A seguito di continuativi scambi con i genitori il bambino costituisce una immagine di sé e degli altri che  formano il modello operativo interno, nucleo profondo  della personalità.  Queste rappresentazioni interne guidano l'individuo a  interpretare le informazioni che arrivano dall'esterno e, nel tempo, diventano rappresentazioni generalizzate delle interazioni. Esse sono:

- rappresentazione di sé come degno di amore e dell'altro come degno di fiducia (attaccamento sicuro)

 rappresentazione di sé come indegno di essere amato e confortato e dell'altro come di persona da cui non aspettarsi niente ( attaccamento evitante)

- rappresentazione di sé come incerto dell'altro, bisognoso di metterlo continuamente alla prova cercando conferme ed accettazione e dell'altro come  instabile e imprevedibile. ( attaccamento ansioso- ambivalente).

L'attaccamento sicuro nasce in una relazione dove il bambino è seguito da cure attente e amorose, può sentirsi libero di conoscere altre persone e  l'ambiente esterno, sente i genitori disponibili a tollerare la separazione
L'attaccamento ostile o evitante si struttura quando chi  accudisce il bambino lo respinge attivamente o lo ignora  e  rifiuta di accogliere i suoi bisogni; in questo caso il bambino  può tendere a percepire il mondo come nemico.

Se alle richieste di vicinanza del bambino l'adulto risponde con riluttanza, o alterna risposte di vicinanza ad altre di lontananza o anche di intrusività, egli manifesterà un attaccamento ansioso o ambivalente, diventerà apprensivo e preoccupato, poco fiducioso negli altri.



Le conseguenze dell'attaccamento sulla genesi della personalità

Attraverso indagini e interviste sugli adolescenti è stato osservato che :

gli evitanti/distaccati sono più predisposti a sviluppare disturbi della personalità di tipo narcisistico e antisociale, disturbi della condotta, disturbi di tipo paranoide, schizoide e schizotipico. Inoltre manifestano più dei sicuri ansietà generalizzata, panico sociale, fobia sociale, agorafobia, disturbi post-traumatici da stress, disturbi ossessivo compulsivi, tendenze paranoidi, psicoticismo, somatizzazioni, distimia, depressione, ansia, e dipendenza da sostanze.

gli ambivalenti/preoccupati sovente sviluppano ansia generalizzata, panico sociale, fobia sociale, agorafobia, disturbi post traumatici da stress, disturbi ossessivo-compulsivi, tendenze paranoidi, psicoticismo, somatizzazioni, distimia, depressione, ansia, dipendenza da sostanze,  sintomi agorafobici, problemi della condotta, tratti di personalità ansiosi e distimici, disturbi istrionici, disturbi ossessivo compulsivi, disturbi borderline.

Per quanto riguarda invece le ricerche condotte in età adulta si nota:

Evitanti/distaccati associati con disturbo schizoide, disturbo narcisistico;

Ambivalenti/preoccupati associati con personalità evitante, personalità dipendente, disturbi del comportamento alimentare, disturbo borderline della personalità;


L'attaccamento disorganizzato

Un ulteriore forma di attaccamento è quello disorganizzato, dovuto a ripetute esperienze di stress e ansia vissute dal bambino con la figura di attaccamento,  che produce in lui sentimenti di paura e di confusione, ma  contemporaneamente costituisce anche l'unica fonte potenziale di aiuto.
Condotte abusanti possono indurre attaccamento disorganizzato: ad esempio genitori che hanno  modalità di cura cariche di odio per il bambino, oppure mescolano tenerezza e richieste sessuali Il genitore viene percepito come fonte di esperienze imprevedibili, cariche di angoscia ma anche come figura che dà sollievo alla situazione di stress; nel bambino si instaura il conflitto tra  il desiderio di vicinanza e quello di allontanamento dal genitore.

L'attaccamento disorganizzato produce l'incapacità di  regolare le proprie emozioni, di sapersi calmare o di cercare conforto negli altri nei momenti di disagio, l'assenza di una strategia per fronteggiare l'ansia e le situazioni stressanti.

La rappresentazione di sé  è  frammentata e dissociata ( vittima e salvatore della figura di attaccamento), e dell'altro con caratteristiche contrastanti
( fragile e potente, vittima e aggressore, a tratti disponibile e a tratti minaccioso) come soggetto che oscilla tra il distacco, la trascuratezza, il grave maltrattamento.

L'attaccamento disorganizzato è quello che più degli altri ha un ruolo importante nella genesi di disturbi di personalità; per quanto riguarda le ricerche condotte nell'adolescenza si nota che i disorganizzati dimostrano sintomatologia depressiva e disturbi borderline della personalità.
Per quanto riguarda invece le ricerche condotte in età adulta si nota che la disorganizzazione dell'attaccamento è associata con : disturbo schizoide, disturbo narcisistico, disturbo schizotipico, tendenze schizotipiche, personalità evitante, disturbo borderline di personalità, disturbo ossessivo-compulsivo, autolesionismo, sindromi paranoidi.



 
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