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Area bambini e adolescenti / Problemi di comportamento

lo sport in adolescenza per preveniere il disagio

Lo sport e il disagio giovanile


Glauco Giacomelli, responsabile Moncalieri Rudby

Per la salvaguardia dello stato di salute dell'adolescenza la pratica dello sport è indispensabile.
E' un complemento essenziale e piacevole per lo sviluppo psicofisico. E' uno strumento certamente indispensabile anche per la maturazione psicologica del giovane e per una migliore definizione della sua personalità.

Lo sport, attraverso la frequentazione di una qualunque associazione, presenta alcune caratteristiche comuni alla struttura familiare e scolastica, in quanto, anch'esso stabilisce regole da seguire, impegni e responsabilità da dover accettare. Contiene, però, elementi importanti, elementi che il ragazzo giudica  tipici della vita adulta, perché comportano libertà di scelta, d'azione ma, soprattutto, garantiscono una sensazione d'indipendenza.  

Lo sport è avvertito soprattutto  com'evasione dalla realtà e dà ad ognuno di loro la sensazione di libertà  e di conquista della propria individualità.

Alcuni sport di gruppo, il rugby  ad esempio, sono in grado d'unire i giovani, di creare situazioni sociali basate su interessi comuni, stima vicendevole, collaborazione, solidarietà, tolleranza.

Nell'ambiente sportivo si definiscono situazioni psicologiche importanti che portano all'amicizia spesso per un lungo periodo e non solo nello sport ma nella vita quotidiana dando origine  al "gruppo" , come pure in alcuni casi, se pur più rari, nasce un'ostilità controllata, nel significato d'ostacolo, d'avversario da superare, ma anche da rispettare.

La pratica sportiva favorisce lo sfogo fisiologico dell'aggressività del ragazzo, aggressività legata al suo essere umano e, talora, accresciuta dai doveri familiari e scolastici ed allena il giovane ad utilizzare quest'energia, stabilendo limiti e regole, che insegnano l'osservanza dei diritti degli altri.

Ogni attività sportiva presenta un valore psicoterapeutico, soprattutto negli adolescenti in uno stato di disagio esistenziale con turbe nevrotiche e caratteriali. Ragazzi poco adattati all'ambiente sociale, timidi, timorosi, insicuri, schivi, iperprotetti dalla famiglia o all'opposto non protetti dal contesto familiare.

Questi adolescenti traggono enorme giovamento da una regolare e controllata attività sportiva, talora imposta all'inizio, ma in seguito accettata con piacere.


E' possibile, affermano alcuni terapeuti, attenuare sul nascere una deviazione nevrotica o addirittura risolvere le problematiche dell'adolescente trasferendo il complesso conflitto psichico del ragazzo nelle molteplici situazioni presenti nella competizione atletica.  Il disagio adolescenziale ed il malessere diffuso tra i giovani, a livelli ormai preoccupanti, impongono a tutti, in primo luogo alle istituzioni, il dovere di attuare concreti provvedimenti per cercare di ridurne e, se possibile, di eliminarne le cause. L'obiettivo che dobbiamo quindi prefiggerci è di favorire la formazione di un giovane, che da adulto troverà in se' la forza per non essere sconfitto dalla vita e/o dai suoi corollari più terribili, la droga , l'assenza  di valori. Perciò ne consegue che dobbiamo rivedere, per quanto possibile  e con l'uso di tutta la ragione e di tutta la sensibilità di cui siamo capaci, l'insieme dei servizi sociali e sanitari che abbiamo finora creato.

E' un problema sociale e culturale prima ancora d'avere anche risvolti economici. Nel mondo adolescenziale e giovanile, più sensibile ed esposto ai cambiamenti, possono essere evidenziate nuove espressioni di disagio mentale e comportamentale, che, per la loro diffusione, assumono il ruolo di patologie sociali. Un numero crescente d'adolescenti e di giovani risultano alla ricerca esasperata di stimoli intensi, di sensazioni forti. Molti di loro presentano una sorta d'insensibilità  e di insoddisfazione alla quotidianità. La soglia di gratificazione sempre più alta, la scarsa capacità di provare piacere rende molti giovani, abulici, annoiati, incapaci. Solo le attività 'a rischio', straordinarie e pericolose, risultano degne d'attenzione. Tra questi giovani non è raro incontrare soggetti che esibiscono comportamenti molto rischiosi per la vita, disturbi più o meno gravi del rapporto con la realtà, isolamento con atteggiamenti antisociali.

Talora si evidenziano forti difficoltà a comunicare, a stabilire relazioni affettive, ad esprimere o a comprendere stati emotivi. In alcuni casi si registra una sostanziale incapacità ad assumersi qualsiasi responsabilità rispetto alle conseguenze delle proprie azioni, in una sorta di deserto etico, riempito da un'assoluta dipendenza dal denaro, unica misura di successo, nonché dalla cura della propria forma fisica, fine a se stessa.



Le attese degli adolescenti e le risposte della società

Spesso, i giovani non hanno reale stima da parte degli adulti. Si preferisce considerarli negativamente, come meccanismo di difesa psicologica, per non sentire il peso delle tante denuncie che gli adolescenti, spesso giustamente, lanciano sugli adulti.Il senso di colpa degli adulti, che deriva dall'aver contraddetto nei fatti i valori, pur formalmente condivisi con le giovani generazioni, è spesso contrastato svilendo, sminuendo ed emarginando i giovani, enfatizzando i loro comportamenti devianti. L'unico legame profondo che, talora, unisce il mondo degli adulti ed il mondo giovanile è costituito dalla paura genitoriale di perdere il figlio, precipitato nel vortice della droga, vissuta come mezzo per risolvere le difficoltà esistenziali del crescere.

Gli stessi adulti, senza riconoscerlo, sanno d'essere "drogati", perché usano mezzi di compensazione, quali sesso, potere e benessere, per superare una condizione di vita, spesso fonte di frustrazioni continue. I comportamenti disturbanti dell'adolescente, secondo molti benpensanti, vanno puniti con il carcere o il manicomio, qualunque cosa pur di non sentirsi chiamati in causa e di non essere disturbati nel nostro benessere.

I problemi degli adolescenti, i loro interessi, i loro comportamenti, la loro sessualità, sono per tutti gli adulti un argomento di generale curiosità, di grande preoccupazione e, infine, di grande nostalgia. 




Linee di prevenzione dei problemi nel mondo giovanile


Particolare interesse riveste il concetto di prevenzione riguardo alle problematiche nella fascia giovanile della popolazione, in un arco d'età estremamente delicato quello che va dai tredici - quattordici anni, fino al raggiungimento della maggiore età.  Il sopraggiungere della fase puberale e, quindi, della ricerca, spesso contraddittoria del proprio essere nel mondo, creano delle eventualità di fasi d'incontro - scontro con il mondo circostante, specialmente con il mondo degli adulti.

La scuola rappresenta, quando l'adolescente scelga e possa continuare gli studi, un prezioso momento di decodificazione del disagio giovanile.   Più difficoltoso e problematico appare il compito di seguire il giovane, quando questi abbandona la scuola e non abbia una famiglia attrezzata ed attenta verso le sue problematiche.



La scuola, invece, sia da parte del genitore che dell'insegnante, pur nella diversità dei ruoli e delle situazioni, appare strumento importantissimo, nel decodificare il disagio e, talvolta, l'inquietudine del mondo giovanile. Un doveroso plauso va fatto, in questo contesto, alle recenti decisioni governative di prolungare l'obbligo scolastico sino ai sedici anni.

In ambito scolastico l'obiettivo principale deve essere quello d'offrire all'adolescente uno spazio in cui parlare apertamente del suo mondo interiore, delle emozioni che sperimenta e delle difficoltà che incontra. In particolare è essenziale ascoltare i sogni ed i desideri del ragazzo, gratificandolo nella sua parte creativa. Aiutandolo a rimuovere gli ostacoli ed ancora insegnandogli a farlo in prima persona, per attuare la parte concretamente ed opportunamente realizzabile del sogno. Importante è la funzione garantita dai singoli adulti nei vari ruoli, ma in modo particolare dalle istituzioni. L'apertura di uno "sportello informativo" dovrebbe consentire un'attenta e precisa informazione di tutte quelle attività, che sono organizzate per essere fruite dal mondo giovanile, quali:

-   le associazioni sportive del territorio, nel quale vive il ragazzo;
-   gli impianti sportivi;
-   le attività culturali;
-   le varie forme d'aggregazioni giovanili  
-   i distretti sociosanitari,in modo particolare per una corretta informazione sulla sessualità consultori familiari -. Tutto questo nell'ottica che non è necessario creare, per i giovani, presidi ed interventi nuovi e nuovissimi, ma utilizzare al meglio e possibilmente potenziare le strutture ed i mezzi esistenti.

L'incremento del disagio adolescenziale richiede una forma d'intervento innovativa per rispondere ai bisogni di prevenzione degli adolescenti.


L'adolescenza costituisce una fase evolutiva della vita dell'uomo particolarmente ricca di tratti comportamentali e stati psicologici incerti e contraddittori,
con forti tensioni emotive e mutamenti che si verificano a livello fisiologico, psicologico ed interessano l'intera personalità. L'intervento preventivo dovrebbe, perciò, rappresentare un momento che contempli tali aspetti da realizzare attraverso la cooperazione di varie strutture ed istituzioni ma anche e soprattutto con il coinvolgimento delle organizzazioni giovanili di volontariato e d'aggregazione culturale, ricreativa e sportiva. Un nuovo modello d'intervento integrato e multidisciplinare, coordinato da una specifica struttura sociosanitaria, rivolto ai giovani ed alle loro famiglie.
Un intervento formativo ed informativo dove ogni ragazzo può trovare uno spazio per le proprie esigenze. Una struttura di servizio dove trovare un sostegno sociale in un momento particolare della vita dell'individuo, per sviluppare gli aspetti positivi della personalità.


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