HomeChi siamoDove siamoPrendere Appuntamento
Aree Tematiche
FAQ - Domande e Risposte
Area adulti / Problemi alimentari

Se dietro ad un disturbo alimentare ci fosse un trauma?

L'attacco al corpo come conseguenza di abusi sessuali infantili


E' molto più frequente di quanto si pensi per lo psicologo scopire che dietro ad un problema alimentare c'è un trauma non elaborato o episodi di abusi sessuali subiti nell'infanzia.

 

Il corpo non solo ricorda le ferite subite nell'infanzia, ma a volte viene "incolpato" nel vero e proprio senso della parola di quanto accaduto. Le giovani vittime di abuso possono pensare che quanto loro successo sia da attribuire proprio al loro corpo.


 "Se non fosse strato così attraente, se il seno non fosse cresciuto, se il sedere fosse stato più piatto, se io non fossi mai cresciuta .... non sarei sembrata così attraente per lui e non mi sarebbero successe cose così terribili".

Bambine anche solo di otto/dieci anni pensano, a volte consciamente a volte inconsciamente, cose come queste, e passano l'intera loro vita a "punire" il loro corpo, o a "renderlo invisibile". Il corpo viene così deturpato da una dieta inadeguata, da continui sbalzi di peso, deformato dal grasso o dalla troppa magrezza, a volte anche deturpato da pircin, bruciature di sigarette, abbigliamenti orribili e fuori moda, pettinature strampalate (magari con la frangia che gli copre gli occhi nascondendo così una parte del loro viso). Il corpo è spesso considerato un impiccio, ciò che li ha messi nei guai.

Le vittime di abuso vorrebbero spesso essere senza un corpo, ma siccome ciò non è possibile allora cercano in ogni modo di distruggerlo.


A volte invece "il corpo viene portato a spasso come un trofeo", esibito in modo eccentrico e seduttivo mettendo spesso in pericolo le giovani donne.
Si tratta di quelle ragazzine che dopo esperienze sessuali precoci si comportano come piccole lolite, mettendosi così in ulteriori guai e pericoli.
Anche in questo caso, in modo diverso, il corpo è al centro dell'attenzione e deve essere oggetto di pensiero all'interno del percorso terapeutico  e considerato come un segnale di allarme e di preoccupazione. Le ragazze che si comportano in questo modo non devono essere sgridate ma aiutate, perchè è questa una delle conseguenze del trauma che hanno subito (vedi ariticolo di Cristina Roccia in cui l'argomento viene trattatto attraverso un caso clinico).


Altre volte ancora il corpo è il veicolo con cui la persona sente il dolore e la disperazione. Invece di pensare e sentire un dolore emotivo,  il soggetto può sentire voglia di vomitare o  lo stomaco chiuso. Invece di "vomitare rabbia" si vomita la cena, a volte inducendo apposta il vomito per "liberarsi" (ma di cosa?). A volte invece il soggetto sente un irrefrenabile bisogno di mangiare, "di mettrere dentro delle cose" per calmare l'ansia. 


Ma nuovamente le cose che occorrerebbe mettere dentro non hanno nulla a che fare con il cibo: la persona avrebbe bisogno di carezze, ascolto, affetto, comprensione, ma in mancanza di queste cose si ingurgita qualiasi cosa ci sia nel frigo. Putroppo inutilmente !


Cristina Roccia

 


Il corpo ricorda le esperienze traumatiche

 

Ogni giorno nella nostra vita accadono degli eventi che alcune volte ci rimangono indifferenti ed altri che invece segnano il nostro percorso.


Tutti gli accadimenti appaiono apparentemente dimenticati ma sono presenti comunque nelle nostre cellule e rappresentano per noi la via da cui proveniamo. Spesso, succede che i ricordi legati a quegli eventi sono dolorosi e nel momento in cui accadono non vengono ben elaborati. E'solito pensare che il tempo è una buona medicina, che ci possa aiutare a guarire. Questo è vero, il tempo ci aiuta a dimenticare, a stare meglio, ma non del tutto però, perché nel momento in cui quel ricordo riemerge, riaffiora anche il dolore e all'improvviso ci accorgiamo che tutti gli anni impiegati ad annullare quei ricordi dolorosi sono serviti a poco.Questo succede perchè sembra che, tutte le storie dolorose della nostra vita sono memorizzate in diversi punti del corpo. E' questo quello che viene affermato in un articolo di "Scienza e Conoscenza", da V. Di Spazio. 


L'Autore esprime la sua ipotesi ed afferma che, ciò che avviene nel corso della nostra esistenza sembra si registri non solo nelle aree celebrali, ma anche in quelle spino-midollari. 


Queste ultime in particolare sembrano atte a registrare eventi che abbiamo percepito come minacciosi o, in un linguaggio più moderno "stressanti".
Nell'articolo ci si sofferma sui versanti laterali dei processi spinosi delle vertebre. In pratica si tratta di 24 coppie di punti scaglionate dalla prima cervicale alla quinta lombare con esclusione del segmento sacro-coccigeo. Questi punti chiamati anche "placche spinali  hanno la capacità di attivarsi in relazione ad accadimenti dolorosi,di registrare gli effetti di esperienze stressanti secondo un preciso modello temporale (ad es. la quarta dorsale corrisponde al 17 anno di età). Questa ipotesi porta lo stesso Autore ad una riflessione:

"E' plausibile l'esistenza di placche spinali che registrano segnali a carattere traumatico?Se dovessero esistere tali placche, ciò porterebbe a pensare che esistano mappe neurali della nostra memoria autobiografica oltre i limiti dei confini cranici. In altre parole, possiamo immaginare che anche le strutture nervose spino-midollari possano in qualche misura codificare la registrazione mnestica di eventi a connotazione traumatica. 


L'Autore sostiene l'ipotesi che, un trauma vissuto (lutto, separazione, trauma fisico, etc.) in un certo periodo della nostra esistenza si stratifica su una precisa area che resta dolorabile anche a distanza di anni.
Questi punti spinali possiedono la meravigliosa facoltà di registrare il "Tempo della nostra vita", così come gli anelli concentrici della sezione di un tronco documentano l'intero ciclo biologico di un albero. L'articolo si conclude con il supposto che la risposta corporea è totalmente autonoma da
possibili arrangiamenti corticali perché, viene generata in modo diretto dalla eccitazione di precise aree riflesse delle strutture spino-midollari.
Allora chi meglio del nostro corpo, del nostro modo di essere, di camminare, di parlare, d'interagire etc. può dirci chi siamo e da dove veniamo?
Le situazioni dolorose possono essere memorizzate nella zona spino-midollare, ma anche nel torace, nella mandibola, nelle spalle, nell'addome, nel bacino etc. Possiamo scegliere di non ascoltare il dolore del nostro corpo, possiamo invece scegliere di darci una possibilità e scoprire cosa impedisce ad un torace bloccato una respirazione limpida, o cosa non permette al nostro bacino di sentire il piacere delle proprie sensazioni.
Quali sono le emozioni che blocchiamo, che non riusciamo ad esprimere, che ci portano lontano dal nostro fluire, che ci rendono incapaci di avere  fiducia in noi? Appare chiaro che quel ricordo non ci fa vedere fuori dalla finestra e noi ne rimaniamo spesso schiavi.


dott. Giacomo del Montewww.psicosalute.it

abuso sessuale, abusi sessuali, disturbi alimentari, problemi alimentari, obesita', bulimia, anoressia, autolesionismo, trauma