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FAQ - Domande e Risposte
Area adulti / Problemi alimentari

Bulimia e anoressia

FOTO ABA

 

Anoressia e Bulima, cerchiamo di capire...

Chi ne è affetto definisce questo disturbo come "il male di vivere". Ma di che cosa si tratta?

Il meccanismo è quasi sempre il seguente. Ci si mette a dieta, inizialmente solo per dimagrire qualche chilo. All'inizio è difficile, ma ben presto la fatica viene compensata: l'umore migliora, ci si sente più forti e più resistenti alla fatica, con una maggiore capacità di autocontrollo e si ha la sensazione di aver trovato la soluzione per risolvere i propri problemi. Purtroppo, però, con il protrarsi della dieta, sempre più restrittiva, questi vantaggi iniziali vengono meno ed emerge la fase della fobia per il cibo, della percezione errata del proprio corpo, della depressione, della scomparsa del ciclo mestruale. E' questo il momento in cui spesso ci si rende conto che c'è un problema.


Hai mai pensato che dietro i tuoi problemi con il cibo potrebbe esserci un trauma, un'esperienza di abuso infantile? A volte le vittime di abusi non fanno i collegamenti gra im loro problemi alimentari ed i problemi con i cibo, e perdono così l'occasione di essere aiutate nel modo corretto. Approfondisci questo argomento e vedi se in qualche modo il tuo problema con il cibo può essere collegato a delle esperienze traumatiche 



Qualcosa non va, ma cosa ?


Quasi sempre alla base di un disturbo alimentare si nasconde una forte insoddisfazione di se stessi e della propria vita, che coinvolge le relazioni affettive, le amicizie, la scuola, il lavoro, etc. e a cui corrisponde un basso livello di autostima. Per rafforzare il proprio valore, si tende ad attivare comportamenti di perfezionismo (a scuola, sul lavoro, nelle prestazioni sportive, etc.), che permettono, così, di mantenere la situazione sotto controllo. Poiché è molto difficile poter mantenere il controllo assoluto sulle proprie emozioni e sulle relazioni che ci circondano, l'attenzione si concentra su aspetti esterni più facilmente controllabili, come il proprio corpo ed il cibo. Riuscire così a mantenere una dieta molto rigida diventa un modo per sentirsi più sicuri di sé e più soddisfatti, proprio grazie al fatto che la situazione è sotto il proprio controllo. Per tale motivo, soprattutto in un primo momento, si tende a non chiedere e soprattutto a non accettare alcun tipo di aiuto:spesso si tente dire che proprio perchè mangiano stanno bene. In questo modo, dunque, quello che in origine è un malessere psicologico viene spostato sul cibo e diventa anche un malessere fisico. Ciò che all'inizio è semplicemente un modo per perdere qualche chilo diventa poi un rituale di cui non si può più fare a meno. 


Si parla allora di anoressia. Si instaura un meccanismo che diventa fondamentale per il mantenimento di questa malattia: il disturbo dell'immagine corporea. Chi soffre di disturbi alimentari ha una percezione del proprio corpo totalmente errata rispetto alla realtà: pesano quaranta chili, se non di meno nelle situazioni più drastiche, ma si percepiscono costantemente grasse. Si vengono qui a scontrare, da una parte, il desiderio di un corpo perfetto come ideale che il soggetto vuole perseguire e dall'altra il dato reale di un corpo devastato dalla magrezza, a causa di una dieta schiavizzante. 


Un'altra conseguenza della dieta è la fobia per il cibo: si cerca di evitare ogni situazione in cui vi sia il "rischio" di trovarsi a contatto con il cibo. paradossalmente, succede spesso che si decida di esorcizzare questa paura, iniziando a nutrire gli altri, cucinando per loro o lavorando in ambienti in cui si è a contatto costante con il cibo, il quale, però, è sempre preparato per gli altri, mai per se stessi. Propio nel resiste al cibo sta la forza e l'illusione di tenre tutto sotto controllo.

Altre volte, invece, succede che ci si avvicini al cibo per controllare un profondo senso di vergogna e di colpa, a causa del proprio aspetto fisico, che non rispecchia i propri ideali di magrezza. Il problema è, però, più profondo: dietro l'attenzione per il proprio corpo si nasconde la paura di deludere le aspettative degli altri, con cui perciò si tende a sviluppare relazioni di dipendenza. In altre parole, la difficoltà a sentirsi autonomi all'interno delle relazioni, in particolare quelle familiari, viene spostata sul cibo. Ci si abbuffa improvvisamente in modo compulsivo, per poi ricorrere al vomito, al fine di rimediare al danno.

Il disturbo alimentare che si sviluppa in questi casi è quello della bulimia, che viene descritto da chi ne soffre come una mancanza del senso della misura: "sto male perché o non lo mangio o lo mangio tutto!". 

In molti casi, questo meccanismo di abbuffata-vomito si instaura in seguito ad un percorso di anoressia, in particolare quando si ha un carattere più impulsivo e meno volitivo, a causa del quale si cede alla tentazione del cibo e successivamente ci si punisce con il vomito autoindotto. A differenza della situazione spiegata pocanzi, qui non c'è un vero e proprio dimagrimento e questo è uno dei motivi per cui ci si rende conto dell'esistenza del problema soltanto in un secondo momento.

L'evidenza del disturbo si chiarisce soltanto quando emergono i gravi disturbi fisici conseguenti al vomito indotto, come le lesioni all'esofago e l'insufficienza cardiaca. Inoltre l'assunzione di diuretici e/o di lassativi provoca un abbassamento del livello di potassio, a causa del quale si può incorrere in gravi crisi tetaniche. Per queste ragioni si considera la bulimia come un disturbo potenzialmente più grave dell'anoressia.

 


Dove è finito il senso di sazietà ?

 

Perchè a volte il digiuno prolungato provoca euforia ?

 

I disturbi alimentari influenzano l'equilibrio corporeo. A causa dell'alto livello di stress che tale situazione induce sull'individuo, il corpo, per proteggersi, secerne un altissimo livello di cortisolo, da parte della ghiandola surrenale. Il cortisolo ha un effetto enfatizzante ed anestetizzante, non soltanto in risposta allo stress corporeo, ma anche relativamente alle angosce interne che turbano l'individuo. Ecco perché spesso in questa prima fase ci si sente tendenzialmente più forti e capaci di gestire la situazione. La costanza nel non mangiare e nel non dormire induce, però, ad un drastico abbassamento del cortisolo, con conseguenti rischi depressivi


Il cortisolo modula perciò lo stimolo della fame ed il senso di sazietà.
Nei casi di bulimia, in cui si susseguono le dinamiche di abbuffata e vomito indotto, queste persone tendono, come dicevamo prima, a non mangiare per niente e ad avere lo stomaco vuoto, oppure a mangiare eccessivamente e ad avere lo stomaco troppo pieno. Nelle pareti dello stomaco si trova una proteina che, insieme al tasso di glicemia del sangue, permette di cogliere il senso di sazietà. Tale proteina, a causa dello squilibrio alimentare che si viene a instaurare, non funziona più in modo adeguato, poiché è totalmente scompensata da questa incostanza alimentare. Per questo motivo le persone bulimiche non percepiscono più il senso di sazietà, neanche se si abbuffano improvvisamente.

 


                                           APPROFONDIMENTI

ANORESSIA


Il termine tecnico con cui si definisce questo tipo di disturbo alimentare è ANORESSIA NERVOSA. 


Criteri diagnostici.


Rifiuto di mantenere il loro peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale per l'età e la statura (per esempio perdita di peso che porta a mantenere il peso corporeo al di sotto del 85% rispetto a quanto previsto, oppure incapacità di raggiungere il peso previsto durante il periodo della crescita in altezza, con la conseguenza che il peso rimane al di sotto del 85% rispetto a quanto previsto).

Intensa paura di acquistare peso o di diventare grassi, anche quando si è sottopeso.


L'alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo, o eccessiva influenza del peso e della forma del corpo sui livelli di autostima, o rifiuto di ammettere la gravità della attuale condizione di sottopeso.
Nelle femmine dopo il menarca, amenorrea, cioè assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi. (una donna viene considerata amenorroica se i suoi cicli si manifestano solo a seguito di somministrazione di ormoni, per esempio estrogeni)


Esistono due sottotipi di anoressia nervosa:


1.Con Restrizioni: nell'episodio attuale di Anoressia Nervosa il soggetto non ha presentato regolarmente abbuffate o condotte di eliminazione (per esempio vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi).
2.Con Abbuffate/Condotte di Eliminazione: nell'episodio attuale di Anoressia Nervosa il soggetto ha presentato regolarmente abbuffate e o condotte di eliminazione (per esempio vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi).


BULIMIA

Il termine tecnico con cui si definisce questo tipo di disturbo alimentare è BULIMIA NERVOSA.


Criteri diagnostici.


Ricorrenti abbuffate. Una abbuffata è caratterizzata da entrambi i seguenti:

1.mangiare in un definito periodo di tempo (ad es. un periodo di due ore), una quantità di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo ed in circostanze simili


2.sensazione di perdere il controllo durante l'episodio (ad es. sensazione di non riuscire a s

mettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si sta mangiando).
Ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie per prevenire l'aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici, enteroclismi o altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo.


Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano entrambe in media almeno due volte alla settimana, per tre mesi.
I livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso corporei.


L'alterazione non si manifesta esclusivamente nel corso di episodi di Anoressia Nervosa.

Esistono due sottotipi di bulimia nervosa:


1.con Condotte di Eliminazione: nell'episodio attuale di Bulimia Nervosa il soggetto ha presentato regolarmente vomito autoindotto o uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.


2.Senza Condotte di Eliminazione: nell'episodio attuale il soggetto ha utilizzato regolarmente altri comportamenti compensatori inappropriati, quali il digiuno o l'esercizio fisico eccessivo, ma non si dedica regolarmente al vomito autoindotto o all'uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.

 



DISTURBO DA ALIMENTAZIONE INCONTROLLATA (BINGE EATING DISORDER)


Fa parte della categoria dei disturbi alimentari non altrimenti specificati.

Criteri diagnostici.


Ricorrenti abbuffate. Un'abbuffata è caratterizzata da entrambi i seguenti punti:
mangiare in un definito periodo di tempo (ad esempio un periodo di due ore) una quantità di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili;
sensazione di perdere il controllo durante l'episodio (ad esempio sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si sta mangiando.

Gli episodi di abbuffata sono associati con tre (o più) dei seguenti punti:
mangiare molto più rapidamente del normale;
mangiare fino a che non ci si sente spiacevolmente pieni;
mangiare una quantità di cibo notevolmente maggiore rispetto alla sensazione fisica di fame;
mangiare da solo poiché ci si sente imbarazzato per come si sta mangiando, sentirsi disgustato di se stesso, depresso o in colpa dopo l'abbuffata.
E' presente un grosso disagio riguardo gli episodi di abbuffata.


Gli episodi di abbuffata si verificano mediamente almeno due giorni a settimana nel corso di 6 mesi.


Le abbuffate non sono associate con un regolare uso dei comportamenti compensatori inappropriati (vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici, clisteri e il digiuno o l'esercizio fisico eccessivo) e non si manifestano esclusivamente in corso di anoressia nervosa o di bulimia nervosa.

Testi a cura di Giovanna Olliveri

 

 



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