HomeChi siamoDove siamoPrendere Appuntamento
Aree Tematiche
FAQ - Domande e Risposte
Problemi alimentari

Guarire dai problemi legati al cibo.

I disturbi alimentari possono essere curati

Synergia Centro Trauma:

psicologi e nutrizionista per la cura di
anoressia, obesità e bulimia
in Torino e Moncalieri



Foto ABA



Non  tutti sanno comunciare a parole il dolore o la paura; a volte i  disturbi alimentari sono un disperato grido di aiuto, non un problema di cibo.

Traumi infantili, abusi, abbandoni, ferite del cuore troppo spesso inferte da chi del cuore doveva prendersi cura. Il cibo diventa un modo per non pensare, per riempire un vuoto sentito come intollerabile, per curare le ferite del'anima dando cibo o privandosi del cibo. In questo modo, però, il dolore  rimane e la vita non viene vissuta. Il cibo non può curare un cuore ferito, non può lenire un dolore che ti invade da dentro e ti toglie il respiro.

In Italia più di 3 milioni di persone ne soffrono, anche se il numero è in costante aumento. Nell' 85% dei casi si tratta di donne adulte, adolescenti e bambine. Negli ultimi anni il fenomeno riguarda anche gli uomini.

Come dice Fabiola De Clercq, i disturbi alimentari non devono essere scambiati per malattie dell'appetito. Sono, infatti, disagi psicologici profondi. Attraverso il rapporto con il cibo - negato, cercato e rifiutato, o ingerito in quantità smodata - esprimono in modi diversi uno stesso bisogno: una disperata fame d'amore.


"L'anoressia e la bulimia sono il sintomo tangibile di un dolore che non si vede, di un disagio psicologico lungamente incubato, segno di una crepa nella memoria o nella vita famigliare. La persona anoressica e la persona bulimica sono come il gatto dei cartoni animati che inseguito dal grosso cane del quartiere si arrampica velocemente in cima a un albero, per cercare il rifugio e la protezione che non saprebbe trovare altrove. Da lassù guarda con sufficienza e sollievo ciò che dal basso lo minaccia. Da lassù è sicuro di avere un controllo totale, a trecentossanta gradi, del mondo sottostante. In più, se scendesse dovrebbe anche fare i conti con ciò da cui si era messo al riparo"
(Fabiola De Clercq -1998- Fame d'Amore, Rizzoli).

 



Anoressia e Bulimia



L'anoressia inizia sempre con una dieta dimagrante. Per quanti sforzi si facciano per  dimagrire non ci si sente mai abbastanza magri, abbastanza, belli, abbastanza perfetti.

La cura del corpo diventa il
principale obiettivo di vita. Ci si illude che cambiando il proprio corpo sia possibile cambiare anche la propria vita.

A poco a poco il corpo dimagrisce a tal punto che diventa lo specchio, muto e attonito, di un dolore interiore, di un disagio che le parole non possono esprimere. 

(FOTO ABA)


Nella bulimia il cibo diventa una droga, qualcosa del quale non si può più fare a meno. Mangiare diventa un modo per cercare di colmare un vuoto incolmabile, nel dsperato, e sempre fallimentare tentativo, di curare il cuore attraverso il cibo. La vita si svolge mangiando, in una sensazione di totale perdita di controllo, e molto spesso vomitando.  Il senso di fallimento, di colpa, di orrore per se stessi ti lascia sbigottito, in colpa, pieno di vergogna e quindi sempre più chiuso nella proria solitudine.

Oltre alle abbuffate e al vomito, alcuni dei sintomi attraverso i quali si può cercare di avere il controllo del proprio peso corporeo sono condotte compensatorie come l'eccessivo esercizio fisico e l'abuso di lassativi e diuretici.

La bulimia lascia sul corpo segni meno evidenti rispetto all'anoressia, e proprio per questo è più difficile che chi ne soffra abbia l'occasione di ricevere aiuto da chi gli sta intorno. Troppo spesso la bulimia è invisibile.

Anoressia e bulimia hanno conseguenze devastanti sul corpo di chi ne soffre, causando danni permanenti all'organismo.

Spesso anoressia e bulimia si alternano ciclicamente: la persona anoressica, che non riesce più a controllare la fame, cede all'istinto e si punisce con il vomito autoindotto.



"L'anoressia è la punta dell'iceberg, il sintomo di una sofferenza che ha cause psicologiche. Per questa ragione non può essere aggredito: è necessario invece cercare le cause senza tuttavia perdere di vista la gravità dei risvolti che possono mettere a rischio la vita. Il sintomo non viene soppresso ma si diluisce fino a scomparire solo quando la persona non sente più la necessità di adottare i comportamenti che ha dovuto cercare e usare come soluzione, quando riesce a esprimere e vivere i suoi sentimenti, quando a dispetto delle difficoltà trova dentro di sé gli strumenti per far fronte alla vita e alla sofferenza che ne è parte"
(Fabiola De Clercq -1995-, Donne invisibili, Bompiani).


 


Obesità



Se si esclude quella che è conseguenza di disfunzioni metaboliche, anche l'obesità si associa a fattori psicologici, per questo viene definita psicogena. E' una vera e propria malattia sociale che riguarda un numero sempre maggiore di persone di ogni età, anche bambini.

Come nella bulimia, anche nell'obesità il cibo diventa una dipendenza, e viene
utilizzato come una cura per un cuore che soffre, senza accorgersi che, al contrario, il troppo cibo uccide, non cura. Il grasso rappresenta una barriera difensiva per proteggersi dalla propria depressione.



Cosa possiamo fare a Synergia Centro Trauma per aiutarti a guarire


Chi soffre di un disturbo alimentare sembra conoscere un'unica modalità, il controllo del peso corporeo, per piacere, per avere relazioni, per considerarsi "a posto".Quello che facciamo è aiutare la persona a gestire il proprio sintomo, a sostituirlo con dei comportamenti più adeguati e ad identificare le ferite più profonde che contribuiscono al mantenimento della patologia alimentare.

La prima fase del trattamento può prevedere:

  • ascolto ed accoglienza
  • diagnosi e comprensione del problema
  • intervento psico-educazionale, se necessario, in cui paziente e terapeuta lavorano insieme per trovare le regole di una buona alimentazione. In questa fase è possibile, se viene ritenuto utile, avvalersi della consulenza del nostro nutrizionista con colloqui che possono venire svolti insieme allo psicologo.
In una fase successiva, si lavora per migliorare l'immagine corporea, la valutazione di sé e i rapporti interpersonali attraverso l'analisi della propria storia di vita, delle proprie emozioni e dei propri vissuti (perfezionismo, bassa autostima, intolleranza alle emozioni).

Infine si cercano insieme le strategie migliori per prevenire le ricadute e per mantenere i risultati, e ci si prepara quindi alla fine della terapia.

Un  progetto terapeutico potrebbe essere così organizzato:
  • colloqui di valutazione diagnostica;
  • terapia individuale.

Se dopo la diagnosi il terapeuta lo ritiene utile si può affiancare alla psicoterapia individuale:
  • terapia farmacologica;
  • consultazioni psicologiche a familiari del paziente;
  • sostegno psicologico alle famiglie;
  • collaborazione con dietisti e nutrizionisti;
  • eventuale invio presso strutture di ricovero pubbliche o private.





 





anoressia, bulimia, disturbi alimentari, problemi cibo, psicologo problemi cibo, psicologo problemi alimentari, abbuffate,