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Disagio dei minori a scuola, violenza e bullismo

Disagio dei minori a scuola, violenza e bullismo: incontri per docenti e alunni della scuola elementare e media

Si assiste all'interno della scuola  e  al di fuori di essa ad uno sviluppo di manifestazioni di distruttività e di autodistruttività che rischiano di danneggiare sia il singolo individuo, intaccando il suo sviluppo mentale, sociale, culturale, che  la comunità scolastica.   Tali manifestazioni, variabili  a seconda dell'età degli allievi e del livello di gravità  raggiunto nella progressione della violenza, si caratterizzano in modi diversi:


-  l'aggressività autodistruttiva: forme di depressione, di chiusura in se stessi e di regressione, ricorso a sostanze stupefacenti, condotte suicidarie.

  
-  la violenza fisica e psicologica contro i compagni , violenza individuale o di gruppo (dallo  scontro fisico al tiranneggiare, emarginare, minacciare o schernire dei coetanei designati come capri espiatori o dei soggetti portatori di una qualche diversità o di debolezza, fino al compiere estorsioni nell'ambiente scolastico o al di fuori di esso).

   
- la violenza nei confronti della scuola , contro gli insegnanti o contro le cose che rappresentano l'autorità e il mondo della scuola.

   
- forme di  aggressività, che senza raggiungere standard di violenza grave, creano  disturbo alle relazioni e alle attività scolastiche: in questo gruppo comprendiamo i comportamenti improntati a collera, impulsività, alla disobbedienza, al rifiuto a collaborare, al trasgredire le regole; le tendenze a mentire, imbrogliare, ingannare.


Queste modalità assai diffuse di espressione del disagio e della sofferenza degli allievi, possono, se non sono affrontate adeguatamente, nel tempo degenerare  dando vita a persone orientate ad agire la violenza.

Nei confronti di queste forme di distruttività si può operare un intervento che non  isoli i minori problematici o violenti, ma coinvolga tutta la  classe, anche per evitare effetti controproducenti  di stigmatizzazione e di emarginazione.

Negli Stati Uniti e in molti paesi europei esistono da  anni  esperienze di formazione rivolte  agli alunni delle scuole pubbliche e private, basate sullo sviluppo dell'intelligenza emotiva.E' dimostrato sperimentalmente come tali esperienze  producano risultati positivi, che vanno dal miglioramento della capacità degli allievi di riconoscere e comprendere i  propri sentimenti e quelli dei propri compagni, alla definizione di una maggiore capacità di controllo e  di orientamento delle risorse affettive e mentali, evitando la collera, riducendo lo scontro e la violenza, migliorando la comunicazioni fra coetanei e tra generazioni nella scuola.

La carente o assente consapevolezza e autocontrollo dei propri sentimenti da parte degli allievi, la scarsa crescita della loro "intelligenza emotiva" è sovente all'origine di comportamenti devianti, antisociali e  violenti; per di più spesso queste modalità disturbate si connettono ad altri fenomeni preoccupanti nei ragazzi, fenomeni caratterizzati da una perdita di contatto e di controllo sano della vita emotiva, quali la difficoltà ad apprendere, a concentrarsi, ad essere attenti e riflessivi, la tendenza all'irrequietezza  oppure  alla depressione, all'ansia, al nutrire timori e preoccupazioni patologici , alla paura di diventare adulti, alla dipendenza immatura e all'uso di sostanze.

Il termine autocontrollo non significa  repressione soffocante dei propri sentimenti, che produce scissioni ed impulsività aggressiva, ma consapevolezza della vita emotiva: in questo senso è alla base della possibilità di indirizzare le risorse emotive in forme vantaggiose. Un tale controllo fa crescere all'interno del soggetto una forza personale  e relazionale, una forza che contrasta l'insicurezza e la mancanza di integrazione, l'intolleranza, il bisogno di scindere  da sé le proprie difficoltà e debolezze e di proiettarle sull'altro per poterlo così aggredire o disprezzare.

Il sano autocontrollo può  consentire al soggetto  di esprimere  i propri bisogni e pensieri, le proprie sensazioni ed emozioni imparando a riconoscere e a tenere a bada le strade di una conflittualità improduttiva e violenta.

Il testo " Intelligenza emotiva" di Daniel Goleman del 1996 ipotizza che la mancanza di un apprendimento emotivo delle giovani generazioni sia  alla base dei fenomeni  di violenza distruttiva ed autodistruttiva da parte degli allievi. L'intelligenza emotiva, per Goleman, è la capacità di entrare in contatto con la propria vita emotiva, per poterla dirigere in senso costruttivo e comunicativo, è la capacità di avvertire l'insorgere degli impulsi aggressivi e di poterli controllare e guidare, modulando la collera; è la capacità di comprendere i sentimenti propri e altrui, per tenerne conto e rispettarli, in modo da  sviluppare una vita sociale ricca e soddisfacente.

La metodologia utilizzata si basa sulla valorizzazione della soggettività e dell'autenticità emozionale, attraverso stimoli verbali e giochi psicologici finalizzati all'elaborazione delle esperienze relazionali vissute, alla mentalizzazione dei conflitti e delle tensioni esistenti nel gruppo classe, alla definizione di abilità concrete nella  gestione costruttiva degli stessi, per imparare ad affrontarli  senza cadere nella passività o all'opposto nell'aggressione.

Il progetto è strutturato nel seguente modo:  un incontro iniziale di programmazione dell'attività  con tutti  gli insegnanti che aderiscono all'iniziativa, un ciclo di incontri in  classe con gli alunni la cui durata varia in base alle problematiche rilevate,  incontri di verifica in itinere e conclusivo  con i  docenti ed eventuali incontri con i genitori dei ragazzi.
L'incontro iniziale con gli insegnanti è  rivolto a rilevare le esigenze e le problematiche delle classi e ad illustrare la metodologia con la quale si muove lo psicologo.

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